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Energia, fonti rinnovabili in mare: la grande occasione siciliana

I progetti in corso al largo dell’Isola, e la solita burocrazia ammazza idee

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 Pantelleria, Tp - Il sogno è la Danimarca, dove esiste un unico ente che centralizza tutto lo spazio marittimo, accorciando la burocrazia e gestendo a priori le interazioni con i vari portatori di interesse presenti in mare. La realtà in Italia è una via crucis che, come per il parco offshore di Taranto, richiede oltre un decennio per finalizzare gli investimenti. Il limite che rallenta la rivoluzione delle fonti rinnovabili sul mare, è lo stesso che in Sicilia sulla terra frena le grandi opere e lascia a secco i campi. Eppure l’Isola “ha ottimi potenziali sia eolici che ondosi, oltre al fotovoltaico” sostiene Giovanni Bracco, project manager di More lab.

“L’idea di spostare l’eolico in mare ha dei grossi vantaggi – spiega il capo del team del Politecnico di Torino che studia moti ondosi ed energia marina -. La fonte è più potente e densa, inoltre i migliori siti eolici su terra sono già stati presi, quindi l’acqua rappresenta un’ottima alternativa” per un Paese che è una lingua nel mare. Attualmente More lab sta portando le sue turbine sulle isole minori siciliane non interconnesse: “Siamo molto focalizzati su di esse, perché tutte localizzate in aree dove ci sono ottime risorse sia solari che eoliche” afferma Bracco, cita proprio un esempio siciliano.

“È il caso di Pantelleria - rivela -, dove ci siamo occupati dell’agenda di transizione energetica. Stiamo facendo lo stesso a Lampedusa e alle Egadi: il costo dell’energia qui è molto elevato e quindi le rinnovabili sono più attrattive. Questa tecnologia si potrebbe estendere anche in spazi più grandi ma l’iter autorizzativo è molto lento, e la supply chain non è in grado di sostenere tutta l’energia che serve: l’ideale sarebbe la produzione a livello Italiano delle turbine”. Per Bracco è necessaria una “visione strategica da parte del governo sul tema: occorre creare una filiera in questo settore - conclude -, per arrivare alla produzione autonoma”.


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