Economia Inflazione

Guerra, caldo, crisi politica e le altre scuse per la stangata autunnale

In un Paese dove manca concorrenza e abbondano corruzione ed evasione fiscale, i prezzi non scenderanno mai

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 Ragusa – Se fosse applicata la cassa integrazione per caldo, in questo momento in Italia lavorerebbe solo chi non è in ferie e sta in un ufficio o in uno studio, col ventilatore o l’aria condizionata: nonostante alcune proteste, finora la circolare non ha trovato riscontro in Sicilia al contrario, ad esempio, di Calabria e Puglia. Eppure, nonostante i numeri certifichino che questo caldo non sia nulla di eccezionale, tutte le case vinicole hanno anticipato di una settimana la vendemmia; mentre già si mettono in conto produzioni più striminzite di olive e grano, giù almeno del 30%. "Nell'area interna dell'Isola tutti i prodotti stanno soffrendo un pesante stress, dai frutteti agli ortaggi” avverte Francesco Ferreri, presidente regionale Coldiretti. E nel settore dell'allevamento, "con il taglio dei raccolti in media di un terzo, a soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie, dove le mucche stanno producendo fino al 20% in meno”.

 In realtà, le associazioni di categoria sono solite lamentarsi pure quando piove. D’estate e d’inverno, a ogni stagione e latitudine: ora perché in poche ore cade l’acqua di un mese, ora perché le precipitazioni sono accompagnate da fenomeni estremi come trombe d’aria e alluvioni, prima le gelate primaverili, poi le secche autunnali. In pieno cambiamento climatico, si pretende un clima perfetto che non c’è mai stato per una produzione ottimale, che comunque – anche col meteo perfetto - non è mai calata di prezzo. Il problema della Sicilia, lo ripetiamo, non è la mancanza d’acqua; anzi, quest’anno nelle dighe ce n’è persino più dell’anno scorso: il dramma è lo spreco assurdo che ne viene fatto dalle condutture scola-pasta mal gestite dalle partecipate pubbliche.

Ma con la clamorosa bocciatura di 31 progetti su 31 presentati, anche l'ipotesi di sfruttare i fondi del Pnrr per ammodernare una rete vetusta e insufficiente è miseramente tramontata. Certo l’acqua, pur in abbondanza, di per sé non mitiga la sofferenza provocata dalle alte temperature alle coltivazioni e al bestiame. Ma queste, almeno sull’Isola, finora sono state assolutamente nella norma. Il termometro non mente, siamo ben lontani dal record europeo toccato l'11 agosto dell'estate scorsa a Floridia, nel siracusano, dove il termometro schizzò a 48,8°C. Da allora, a far lievitare il caro vita, ci si è messo di tutto. Prima il post Covid, perché le aziende che dovevano rifarsi dei mancati introiti di due anni.

Poi la guerra russo-ucraina che ha sconvolto gli equilibri internazionali, anche se - ricorderete gli scioperi dei camionisti - benzina e le bollette energetiche erano aumentate in realtà già da molto prima. Ora il caldo e la crisi politica, che crea incertezza sui mercati e scoraggia gli investitori. Hai voglia a trovarne di motivi, per salassare l’utente finale della filiera: a quanto pare sulla Terra non esiste un fenomeno - climatico, sociale, economico - che abbassi i prezzi. Scuse per giustificare la speculazione in atto sui prezzi di ogni prodotto? Tutti i partiti sono più o meno concordi nel voler abbassare le tasse alle imprese anziché ai lavoratori, così che possano assumere più personale. E in effetti assumono, anzi si lamentano di non trovarne: la settimana scorsa l'Istat ha rilevato che il tasso di occupazione ha superato il 60%, valore che non si toccava dal 1977.

Ma con quali salari? Quanto stanno pagando i nuovi assunti? E i vecchi. Almeno nel resto d’Europa gli stipendi sono cresciuti. L’Italia è l’unico in Ue dove sono diminuiti: -2,90%. In Stati vicini e lontani, la variazione percentuale dei salari annuali medi tra il 1990 e il 2020 rilevata dall’Ocse. La Spagna, quello con l’incremento minore, registra +6,2%; la disastrata Grecia +30,5%, nei Paesi dell’Est - che certo partivano da cifre molto basse, ma dove la vita costava anche poco - si supera il 200%. Siamo stati gli unici del continente a vivere in passato sopra le nostre possibilità? La strada è segnata. Le banche centrali continuano ad aumentare i tassi di interesse, le agenzie di rating tagliano i Pil mondiali e dall’inflazione stiamo passando alla recessione. Inutile aspettarsi di tornare indietro. 


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