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Piombo, zinco e acciaio fermi in Sicilia: le aziende aprono la cig

Mancano misure compensative per ammortizzare i costi eccessivi dell’energia, le compagnie ad alto consumo spengono gli impianti

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 Palermo - Il caro energia mette in crisi le produzioni di piombo, zinco e acciaio tra Sardegna e Sicilia. E nelle due Isole, dove mancano misure compensative per ammortizzare i costi energetici troppo elevati, le aziende ad alto consumo fermano gli impianti e aprono la cig. Proprio per affrontare l’emergenza, i giorni scorsi, le organizzazioni sindacali sarde di Glencore, con le Rsu aziendali, hanno incontrato i delegati sindacali e le segreterie sindacali di riferimento del gruppo siciliano Alfa acciai dove il costo dell’energia pesa per il 40 per cento.

L’incontro con i delegati di Acciaieria Siciliana del gruppo Alfa Acciai e le rispettive Segreterie Territoriali di riferimento (chimici e metalmeccanici) è stato organizzato per fare il punto sulla vertenza che accomuna le due attività. E che nel caso siciliano ha visto la fermata degli impianti a giugno e luglio cui è seguita la «programmazione per agosto, attivando la solidarietà per 250 lavoratori con conseguenze anche sui circa 250 lavoratori dell'indotto». A determinare la situazione il fatto che le due regioni non possano giovarsi delle cosiddette misure compensative.

Quella che un tempo era la cosiddetta super interrompibilità da cui sono escluse proprio la Sicilia e la Sardegna. E le varie azioni messe in campo per trovare soluzioni alternative, come l’energy release. Provvedimenti ancora in attesa di soluzione che hanno visto mobilitarsi anche le Confindustrie di Sardegna e Sicilia proprio per superare la differenza con il resto del Paese. Una occasione potrebbe arrivare dall’inserimento del principio di insularità in Costituzione, ma il percorso sembra ancora lungo.


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