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Ragusa prima per raccolta differenziata nella Sicilia pecora nera

Provincia iblea in linea con le medie della penisola, ma la Tari è molto più alta

Ragusa prima per raccolta differenziata nella Sicilia pecora nera

 Ragusa – Sicilia maglia nera nazionale della raccolta differenziata di rifiuti urbani. Per forza la differenziata è cresciuta del 9% e il conferimento in discarica diminuito del 17%: il gap da recuperare col resto d’Italia è talmente grande che si può solo recuperare. Nonostante il miglioramento infatti, i dati Ispra diffusi a fine anno - riferiti al 2019 - ci vedono ancora ultimi nella classifica della raccolta differenziata: al 38,5% dei circa due milioni e mezzo di tonnellate di spazzatura prodotta ogni anno sull’Isola. Anche la vicina Calabria fa meglio (47,9%) per non parlare dell’altra grande isola, la Sardegna (73,3%) o delle regioni del Nord come Veneto e Trentino Alto Adige, entrambe oltre il 73% (col picco a Treviso, 90%).

A tirare la carretta dei rifiuti, sull’Isola, sono Ragusa (57,8%) e Trapani (56,7%). L’impianto pubblico di compostaggio a Vittoria (nella foto), finanziato da Musumeci con 2 milioni di euro, sta aspettando ancora di sbrigare le ultime pratiche burocratiche per partire: a regime tratterà 24 mila tonnellate l’anno di organico e, con la ristrutturazione di Pozzo Bollente e Cava dei Modicani, dovrebbe consentire alla provincia iblea l’autosufficienza. La media regionale è abbassata da Palermo, Messina (sotto il 20%) e soprattutto Catania, ferma al 14,5%. E pensare che nel 2020 ha pagato la bolletta dei rifiuti più salata di tutta Italia: 504 euro annui a famiglia. A Ragusa è a 405, comunque oltre la media regionale (390) e nazionale (300). E nonostante, anche qui, la Tari sia calata dell’1,4%. In Trentino, dove al contrario è aumentata dell’1,4%, costa 193 euro. La dimostrazione matematica di quanto l'economia circolare convenga sia all'ambiente che al portafoglio. 


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