di Redazione
Chi sono gli indecisi? Si sa che in questa vigilia elettorale costituiscono quasi un terzo dell’elettorato, una percentuale record nelle vigilie elettorali. Perché sono tanti e quanti di loro, alla fine, faranno una scelta? E quando sceglieranno, come sceglieranno? Queste domande tolgono il sonno ai protagonisti della campagna elettorale.
Grazie agli indecisi, il PD di Veltroni crede di potere rimanere in corsa per il successo, nonostante il gap-Prodi, a causa degli indecisi il Cavaliere che teme un ribaltamento dell’ultima ora, eventualità che gli toglie il sonno.
Proviamo, dunque, a capirci qualcosa, essendo meno coinvolti dei protagonisti nella tenzone elettorale..Chi sono gli indecisi? E’ la domanda più banale ed insieme la più complessa e la più importante. La risposta è altrettanto banale: sono coloro che non sanno a chi affidare la rappresentanza dei loro bisogni, interessi, aspettative. Sono delusi ed arrabbiati, scettici, disincantati, stufi. Si sentono traditi da coloro che hanno votato in passato e non hanno fiducia in una alternativa possibile. Non sono stati persuasi dai ragionamenti che hanno finora ascoltato.
Fra gli indecisi ci sono anche quelli che non seguono la politica, non hanno informazioni sui comportamenti dei leaders e dei partiti. Fanno i conti in tasca e basta: stanno male, colpa del governo. Punto e basta.
Ci sono poi coloroc her ser ne stanno lontani dalla politica perché nutrono una sfiducia atavica versop i politicanti. Sono sempre gli stessi, si fanno gli affari loro, eccetera. Ci sono anche quelli che hanno una vita difficile, una vita non lascia loro spazio per nulla, che costringe ad inseguire ben altro che i programmi politici. Infine, fra gli indecisi, ci sono gli emarginati, la gente che vive la periferia della città, la periferia dell’esistenza.
A costoro non puoi nemmeno fare la domanda iniziale: a chi dai il voto? Non hanno mai votato, non voteranno.Per questa ragioni, ed altre, rispondere alla più banale delle domande, è tremendamente difficile.Ma la politica trasforma le difficoltà, con una bacchetta magica, in questioni semplici, ed al contrario, fa diventare complicate le cose semplici.
Una logica senza logica, insomma. Gianfranco Fini, per esempio, ha fatto la sua diagnosi: gli indecisi non sposteranno niente perché una parte di loro non andrà a votare, il resto voterà un po’ per il PD e un po’ per il PDL. Dunque, su dieci elettori: tre non vanno a votare, tre votano il PDL, tre il PD, uno il centro o la destra o uno schieramento minore.
Conclusione: gli indecisi non decideranno un bel nulla, le cose andranno come devono andare. E come? Lo anticipano i sondaggi: vincerà il PDL, cui spetterà di governare un’Italia disastrata dai due anni scarsi di governo Prodi.Ben diverso il ragionamento di Walter Veltroni, il quale ricorda, ogni volta che è possibile, che gli italiani devono andare più indietro con la memoria e mettere nel conto gli anni del governo Berlusconi prima di tirare le somme.
Veltroni crede che gli indecisi siano sopratutto elettori di centrosinistra, ulivisti pentiti o delusi. Quindi quei dieci elettori possono decidere l’esito del duello fra PD e PDL se verranno convinti a ridare fiducia allo schieramento che hanno ripudiato o, comunque, in cuor loro sfiduciato. In quel trenta per cento, secondo Veltroni, ci sono gli astensionisti, ma resta una larga percentuale di cittadini elettori che possono cambiare le sorti del confronto.
Chi ha ragione? Hanno ragione entrambi, Fini confida nell’esperienza, nella stopria elettorale del Paese; Veltroni confida, invece, nell’effetto novità messo in campo dal suo schieramento politico, cui vuole che sia riconosciuto il merito di avere tirato la cordata della semplificazione del quadro politico.
Secondo un istituto demoscopico, consultato dal PD, i pensionati e i piccoli imprenditori costituiscono la maggioranza degli indecisi. Sono le categorie più deluse. Per questo motivo, Veltroni prepara proposte e progetti incaricati di persuadere gli uni e gli altri.
Ci riuscirà?
Non sappiamo, ma nelle giornate che precedono il voto la comunicazione diventa una corsa ad ostacoli, la qualità della “ricezione” è pessima. La gente alza una specie di muro, non crede quasi a nulla, perché le promesse pre-elettorali sono…poco promettenti.
Il Cavaliere, invece, non vuole smuovere le acque, non rincorre il suo avversario, tocca a lui inseguire.
Cercare di convincere gli indecisi potrebbe essere una mossa sbagliata. Meglio niente, insomma.E la Sicilia? Il campione dal quale è stato prelevato il terzo di elettori indecisi, comprende anche l’Isola, ma fino a che punto la rappresenta? Siamo dell’avviso che la percentuale di indecisi in Sicilia sia inferiore che altrove perché si va a votare anche per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana e per il capo del governo regionale. L’esercito dei candidati è più folto, le sollecitazioni maggiori.
Nonostante lo scetticismo, le delusioni e il rammarico per scommesse perdute e l’atavica sfiducia verso la politica, i siciliani andranno a votare più che altrove.
Quale parte trarrà giovamento dal voto degli indecisi dell’Isola?Risposta difficile, anche in questo caso.
Chi crede in una Sicilia più avvertita e meno disincantata che in passato, pensa che il maggiore afflusso favorisca il PD e la Sinistra arcobaleno; chi crede che la Sicilia sia soprattutto clientela, piccoli favori e comparaggio, sostiene che la mobilitazione favorisca il governo in carica. Quando mai la Sicilia ha ribaltato le previsioni?
Fonte: Siciliainformazioni.com
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