Piccione ha rimesso il suo mandato di coordinatore del gruppo di lavoro nelle mani del commissario Mimì Arezzo
di Gazzettadelsud


Vittoria – L’Mpa si sbriciola. Dopo l’abbandono dell’ex assessore Angelo Giacchi, adesso anche il circolo di Scoglitti si chiama fuori, mentre il «Finocchiaro Aprile» ha deciso di prendersi «una pausa di riflessione». Tutto questo mentre i consiglieri comunali, Mario Mascolino, Concetta Fiore, Sebastiano Gatto e Davide Privitelli (che pur essendo stati “isolati” a livello locale, sembra continuino a mantenere buoni rapporti con il movimento ai livelli più alti), avrebbero ripreso a dialogare con il sindaco Giuseppe Nicosia nel tentativo di un possibile ritorno nella maggioranza.
A fare precipitare la situazione, che comunque non è stata mai del tutto serena, il dirigismo con cui il leader Raffaele Lombardo continua a gestire dall’alto il partito, mortificando, con ripetuti commissariamenti, i dirigenti locali. «Non è più concepibile – aggiunge Michele Nativo del circolo di Scoglittti – che ogni volta ci vengano imposti commissari e responsabili che nessuno conosce e che non si rapportano con gli umori della base. Nella migliore delle ipotesi è Ragusa a decidere cosa fare a Vittoria. Ma è evidente che l’ultima parola va presa altrove dove tra l’altro non conosco le situazioni a livello locale».
Più cauto, ma non per questo meno incisivo, il pensiero dell’ex assessore all’urbanistica Giuseppe Piccione che nel corso dell’ultima assemblea svoltasi a Ragusa, ma voluta dai circoli di Vittoria, ha rimesso il suo mandato di coordinatore del gruppo di lavoro nelle mani del commissario Mimì Arezzo.
«Quell’incarico affidatomi dall’onorevole Riccardo Minardo lo scorso luglio – spiega Piccione – doveva servire a rilanciare la macchina organizzativa del movimento scossa da continue litigiosità e fratture interne. Purtroppo tutto il lavoro che seppur con non poche difficoltà stavamo cercando di portare avanti è stato praticamente annullato con l’insediamento, lo scorso mese di novembre, del commissario regionale e di quello provinciale. La persistente mancanza di chiarezza da parte dei vertici del partito e le continue e insistenti voci circa la volontà di voler stravolgere gli assetti politici ed organizzativi locali mi hanno indotto a rimettere il mandato»
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