L'amicizia mai ostentata fra Renzo Arbore e Giovanni Falcone
di Giuseppe Savà
E diceva: “Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse e io conto ll’ore…
chisà quanno turnarraje?”
Due laureati in legge, molto diversi fra loro. Uno all’Università di Napoli, l’altro all’Università di Palermo. Ci sono amicizie esibite, ostentate, mostrate agli altri. E poi ci sono amicizie nascoste, riservate, tenute sotto traccia.
Nel 1991 il giudice Giovanni Falcone lasciò la Procura di Palermo per andare a dirigere gli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia. Il giudice palermitano era, ed è questo un fatto poco noto, un grande appassionato di musica napoletana. A Roma incrociò lungo la sua strada Renzo Giovanni Arbore, che in quell’anno aveva dato vita all’Orchestra Italiana. Arbore, uomo di travolgente simpatia e umanità, invitò l’illustre ospite a casa sua, organizzando ogni venerdì una serata: artisti e magistrati insieme. In quelle sere all’insegna della musica popolare partecipavano personaggi inattesi: Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala, Antonino Caponnetto, tutti del pool Antimafia di Palermo, e poi Corrado Mantoni il presentatore, Luciano De Crescenzo, e ovviamente il padrone di casa, Renzo Arbore. “Cantavamo e ci divertivamo fino a notte fonda”, racconta Renzo.
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Nel maggio del 1992 “avevamo deciso di festeggiare insieme il mio compleanno e il suo onomastico per San Giovanni, il 24 giugno, ma il 23 maggio arrivò prima. Non ce l’abbiamo fatta” racconta solo oggi Renzo Arbore che il 24 maggio avrebbe festeggiato anche l’onomastico del suo secondo nome.
L’attentato di Capaci interruppe quell’amicizia.
Arbore non ha mai rivelato questo legame e solo oggi ha avuto la forza di parlarne con pudore. Come si fa coi sentimenti veri.
“Era de maggio; io no, nun me ne scordo,
na canzone cantavamo a doje voce”.
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