Cronaca
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12/08/2026 22:26

Eruzione dell’Etna, l’aeroporto di Catania resta chiuso fino alle 2 del 14 agosto: caos senza fine

A Fontanarossa è il settimo giorno di voli cancellati, ritardi, deviazioni sugli scali di mezza Sicilia e attese.

di Redazione

Catania – È il settimo giorno di occhi rivolti al cielo e ai tabelloni che aggiornano su partenze e arrivi. Sette giorni di voli cancellati, ritardi, deviazioni sugli scali di mezza Sicilia e attese che hanno trasformato l’aeroporto Fontanarossa nel purgatorio estivo di migliaia di viaggiatori. L’Etna continua a eruttare e si aggravano i disagi per chi viaggia: nel primo pomeriggio è stato comunicato che lo scalo catanese rimarrà chiuso fino alle 2 del 14 agosto. Dall’inizio dell’emergenza a Fontanarossa sono già saltati 700 voli. E la fine dei disagi non è prevedibile. Sac, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, in una nota segnala che è «pronta al ripristino di tutte le attività aeroportuali non appena le autorità preposte autorizzeranno la riapertura dello spazio aereo. Tutte le infrastrutture aeroportuali vengono mantenute in condizioni di piena efficienza operativa, affinché lo scalo possa riprendere progressivamente le attività non appena» si potrà «operare in condizioni di sicurezza» tenendo conto che, prosegue la nota, «l’evoluzione della nube di cenere rende necessarie modifiche alla programmazione anche più volte nell’arco della stessa giornata». Sac ricorda che «spetta in via esclusiva alle singole compagnie aeree definire la gestione dei voli con eventuali cancellazioni, ritardi, dirottamenti o riprogrammazioni – ed esercitare i compiti di assistenza e riprotezione nei confronti dei passeggeri. Stiamo mantenendo – conclude la Sac – un coordinamento attivo con i gestori degli aeroporti di Palermo e Trapani e delle altre reti e infrastrutture di trasporto del territorio per agevolare l’organizzazione di collegamenti alternativi».

Secondo le prime stime, solo a Palermo dalla ripresa dell’attività della «muntagna», così con un misto di timore e rispetto i catanesi chiamano il vulcano, sono stati deviati 190 voli. E a pagarne le conseguenze sarebbero stati 30 mila passeggeri. Sui social vacanzieri inferociti postano foto di code interminabili ai banchi delle compagnie, raccontando di essere stati costretti a organizzarsi per raggiungere i nuovi aeroporti con scarsissimo preavviso. Palermo, Trapani e (fino a ieri sera) Comiso le «vie di fuga». La cenere, infatti, aveva costretto alla chiusura anche di quest’altro scalo, che poi è stato riaperto in tarda mattinata.

Ma da Catania, raggiungere Palermo e Trapani non è affatto semplice: bus pieni, auto a noleggio introvabili, poche navette e taxi carissimi. L’emergenza scopre un nervo sensibile: quello del sistema aeroportuale dell’isola. Se il principale scalo (il quinto del Paese) va in affanno, le conseguenze sono disastrose. Per chi si sposta, ma non solo.

Alberghi, agenzie e tour operator temono cancellazioni, rinunce e un notevole danno d’immagine. Fiavet Sicilia sollecita un tavolo permanente per le emergenze aeroportuali, mentre il governatore Renato Schifani annuncia lo stanziamento di nuove risorse. La «muntagna» non si governa, ma i collegamenti sì, dicono i consiglieri comunali di Mpa, FI e Lega puntando il dito contro la Sac che gestisce lo scalo. E intanto, a pochi chilometri dal caos di Fontanarossa, le colate che tengono a terra gli aerei attirano sul vulcano centinaia di curiosi: per loro è lo spettacolo dell’estate.