Il maestro del "nuevo cine" aveva 91 anni. Tre nomination all'Oscar, l'impegno nel post franchismo, la lunga relazione con la musa Geraldine Chaplin
di Redazione
Madrid – Carlos Saura, uno dei più grandi registi della storia del cinema spagnolo, è morto a causa di un’insufficienza respiratoria, a Madrid. Ne dà notizia la stampa spagnola. Regista di La caza, Peppermint frappé, Elisa, vida mía e Flamenco, durante il regime franchista lottò contro la censura mentre raccontava i mali della Spagna.
Saura avrebbe dovuto ritirare domani sera il premio Goya d’Onore 2023 alla cerimonia dei Goya Awards che si terrà a Siviglia. Un premio per il quale aveva espresso la sua gratitudine, dicendo: “Sono stato fortunato nella vita facendo ciò che mi attraeva di più: ho diretto cinema, teatro, opera e ho disegnato e dipinto per tutta la vita”.
Saura era nato in Aragona nel 1932, dopo la Guerra civile si era trasferito a Madrid per completare gli studi ma la passione per la fotografia lo aveva già portato a indagare le immagini, tanto che a soli 18 anni aveva già partecipato a una collettiva ed era entrato nel mondo dell’avanguardia insieme al fratello Antonio, già pittore. L’ingresso nel mondo del cinema è alla metà degli anni 50, quando si iscrive a una scuola sperimentale di cinematografia che frequenta per quattro anni diplomandosi con un documentario dal titolo Il pomeriggio della domenica. In quella scuola insegnerà, anche, dal 1957 fino alla metà degli anni 60 e lì realizzerà alcuni cortometraggi dedicati al fratello artista. Risale al 1959 il primo lungometraggio, titolo I monelli, ritratto di un gruppo di adolescenti sbandati della periferia di Madrid, uno dei quali sogna un futuro luminoso da torero. Un film girato in esterni, con camera a mano, che – come racconterà più avanti il regista – si ispirava al neorealismo italiano e al cinéma vérité francese. Il film partecipa al Festival di Cannes nel 1960, il riscontro della critica è lusinghiero ma l’opera subisce pesanti tagli da parte della censura e esce nelle sale spagnole due anni dopo.
Risale al 1963 I cavalieri della vendetta, film in costume ambientato nell’Ottocento, ma nello stesso periodo Saura, insieme ad altri autori del “nuevo cine” spagnolo, si adopera per il rientro in patria di Luis Buñuel. Nel 1965 firma La caccia, che inaugura la collaborazione con l’amico-produttore Elias Querejeta, sodalizio che darà vita a quasi tutti i successivi film del regista e che gli garantrà una pressoché totale libertà d’espressione. Ma c’è un altro incontro decisivo nella vita di Saura ed è quello con Geraldine Chaplin, che diventa in seguito musa e protagonista di molti suoi film, a partire da Frappé alla menta (1967), Orso d’argento al Festival di Berlino l’anno dopo, Lo stress è tre, tre (1968), La tana (1969), Anna e i lupi (1973). Un rapporto artistico dal quale prende vita una relazione sentimentale dalla quale, nel 1974, nascerà uno dei sette figli del regista. Il sodalizio artistico con la figlia di Charlie Chaplin continua con Cría cuervos, Premio speciale della giuria a Cannes 1976; con Elisa, vita mia (1977), Gli occhi bendati (1978) e Mamà compie 100 anni (1979). Due anni dopo sarà suo l’Orso d’oro a Berlino, contestatissimo, per In fretta in fretta. Celebre il ciclo di film dedicati alla danza, come Bodas de sangre – Nozze di sangue (1981), Carmen Story (1983), L’amore stregone (1986), Flamenco (1995) e Tango (1998), mentre è dedicato alle Olimpiadi di Barcellona ’92 Marathon, documentario ufficiale dei giochi. Tre volte candidato all’Oscar per il miglior film straniero (Mamà compie 100 anni nel 1980, Carmen Story nel 1984, Tango nel 1999), Saura ha ricevuto apprezzamenti internazionali, com’è il caso di Stanley Kubrick che nel 1980, in una intervista al quotidiano spagnolo El Pais, lo definì “un regista di grande splendore che usa meravigliosamente i suoi attori”.
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