Cronaca
|
06/01/2026 21:07

Etna, lava attiva in Valle del Bove e tremore vulcanico in lieve aumento

Attività effusiva ancora in corso

di Redazione

Catania – L’Etna continua a mostrare segni di attività effusiva, con colate laviche ancora attive nella Valle del Bove. A comunicarlo è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Osservatorio Etneo, che ha diffuso un aggiornamento basato su osservazioni da remoto e rilievi effettuati sul terreno dal proprio personale specializzato.

Secondo quanto riportato, il campo lavico risulta ancora attivo, con il fronte più avanzato che si mantiene a una quota di circa 1360 metri sul livello del mare. Più a monte, tra i 1600 e i 1400 metri di altitudine, sono presenti ulteriori flussi lavici sovrapposti, a testimonianza di una dinamica eruttiva che, seppur senza fenomeni esplosivi rilevanti, resta ben alimentata.

Le condizioni meteorologiche avverse, caratterizzate da una fitta copertura nuvolosa, non hanno consentito agli esperti di osservare la zona sommitale del vulcano, limitando parzialmente il monitoraggio visivo diretto dei crateri.

Dal punto di vista sismico, l’INGV segnala che l’ampiezza del tremore vulcanico si colloca attualmente nella fascia dei valori medi, ma continua una lenta fase di incremento, già evidenziata nei precedenti bollettini. A questo andamento si sovrappongono oscillazioni ampie, con una durata di circa dieci ore. L’analisi indica che il centroide delle sorgenti del tremore è localizzato a est del cratere Voragine, a una quota di circa 2900 metri sul livello del mare.

Non è stato invece possibile fornire una valutazione attendibile dei segnali infrasonici, né in termini di frequenza né di localizzazione delle sorgenti. Anche in questo caso, le avverse condizioni meteo hanno generato un elevato rumore di fondo che ha compromesso la qualità dei dati.

Per quanto riguarda la deformazione del suolo, lo strainmeter DRUV continua a registrare un andamento oscillante, con rapide fasi di compressione, seguite da periodi di stabilità e successive fasi di decompressione. Complessivamente, a partire dalla prima fase di compressione segnalata nel precedente comunicato, sono stati cumulati circa +10 nanostrain. Un comportamento analogo è stato rilevato anche dal clinometro ECP, mentre non si osservano variazioni significative nella rete GNSS ad alta frequenza.

La situazione dell’Etna resta quindi sotto costante monitoraggio da parte dell’INGV, che continua a seguire l’evoluzione dell’attività vulcanica attraverso una rete integrata di strumenti e osservazioni sul campo.