di Redazione
“Non si tratta precisa ancora Nania così di fare un ulteriore centrodestra o di pensare ad un altro, ma la domanda forte odierna e’ quella di una destra. Se ci fosse, infatti, una destra sul modello di An capace di prendere serenamente il 10% dei consensi, già discuteremmo di altro e di una possibilità vincente”. “Che in Italia poi dice ancora l’ex esponente missino ripartendo da una impostazione di An si possa fare una destra che non corra il rischio di essere accusata di populismo o di xenofobia o di razzismo, e’ pacifico. Bisogna riaprire un discorso ripartendo da An, che fu una ottima esperienza anche dal profilo etico poiché An non fu macchiata da scandali, si sciolse per ragioni politiche rivelatesi fallimentari con il Pdl”. Tornando infine alla questione dei leader, Nania analizza che “per essere tali, devono essere autentici e non rasentare il ridicolo. Devono essere solidi, non dire una cosa oggi e domani un’altra. Soprattuto, inoltre, devono avere una ragione sociale. In tal senso penso a Fini. Sin quando ha parlato per conto di una ragione sociale, c’era la destra italiana. Tutto cambia quando inizio’ a parlare di fare una destra come le altre. Ma quella francese, inglese o tedesca evidenzia hanno una loro propria peculiarità così come quella italiana. Pensare di fare una destra ad imitazione altrui e’ stato il più grande errore”. La destra italiana conclude Nania ha un canovaccio ben preciso: parte dal Msi, transita in An e ancora non ha trovato una espressione che sia perfettamente riconoscibile e per farla occorre mettersi tutti insieme. Se un leader non interpreta una ragione sociale che sia unitaria, a quel punto trova una ragione sociale in se stesso tanto da mettere il proprio nome sul simbolo. Niente di più sbagliato…”.
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