Le rocce giganti in piazza Maggiore dividono Bologna. Ironie social.
di Redazione
Bologna – Stupore tra i cittadini bolognesi che si sono ritrovati in mezzo alla centralissima Piazza Maggiore di Bologna delle enormi rocce colorate. Ma il mistero è presto svelato: da domenica 21 al 26 dicembre Illumia e Bologna Festival mostreranno l’installazione “Iwagumi”: 19 sassi, in tessuto gonfiabile, da 2 ai 14 metri d’altezza. Qualche bolognese però ha storto il naso sui social sia perché le opere sono ingombranti, ma anche perché coprono da alcune angolazioni della piazza la vista del Duomo.
Quest’opera d’arte celebra la venerazione giapponese per le splendide composizioni rocciose presenti in natura, note come Iwagumi. Di giorno, i visitatori possono esplorare immensi gonfiabili pieni d’aria che sembrano migliaia di tonnellate di roccia. Al tramonto, l’opera d’arte si trasforma in un vivace gioco di colori e un paesaggio sonoro interattivo ispirato ai gentili abitanti della natura.
Quest’opera d’arte è progettata per essere collocata nel cuore di una città, creando un netto contrasto tra le caratteristiche della natura selvaggia e l’ambiente urbano. Un’installazione artistica temporanea all’aperto, Iwagumi Air Scape offre una dichiarazione pubblica sulla natura e l’armonia, monumentale e delicata al tempo stesso.
Le polemiche
Sul web si sprecano le similitudini su forme e funzioni dell’installazione. Qualcuno le paragona a deiezioni canine, qualcun altro a «emorroidi», via via verso lidi sempre più volgari. «Colpa del sindaco che spreca soldi pubblici», è il refrain.
Arrivano anche critiche più politiche. «L’impero di Illumia in Piazza Maggiore per me non ha nulla a che vedere con un’installazione di arte pubblica: è la materializzazione di un potere economico che grava sulla città e su chi la vive, pensato da pochi e imposto a molti», accusa Etta Polico dell’associazione Serendippo.
Jadranka Bentini, vicepresidente bolognese di Italia Nostra, scuote la testa. I megaliti sul Crescentone «sono presenze ingombranti e non adeguate al luogo. Sia la loro scala che le loro forme sono offensive per lo spazio e i monumenti», accusa Bentini, poco persuasa dalla centralissima collocazione.
«Sì, è la piazza di tutti, dove si svolgono spettacoli, festival, iniziative. Fortunatamente temporanee. Però questa è un’installazione impattante — conclude — si sarebbe armonizzata meglio in un altro contesto». Davanti al Crescentone se lo chiedono in molti.
«Non la potevano mettere in piazza VIII agosto?», dice Laura, che festeggia con la famiglia la laurea in Informatica di Alessio. Riccardo ce l’ha con il QR code: «Sarebbe stato meglio un cartello per spiegare di che si tratta».
«Aspettate l’inaugurazione»
Che se ne parli bene o male, diceva il poeta, l’importante è che se ne parli. E Maddalena da Lisca di Bologna Festival sottoscrive.
«L’arte fa sempre discutere, suscita dialogo, confronto e anche Iwagumi-Dismisura sta dando, sin dai suoi primi e incompleti vagiti, questo primo esito», scrive da Lisca, sottolineando però che allo stato «è solo un cantiere.
Siamo certi che il valore simbolico e il portato emotivo dell’opera, quando sarà finita, sarà evidente anche per coloro che oggi la guardano con sospetto».
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