Attualità
|
27/02/2009 00:24

Facciata della Lipparini, l’intransigenza di Sgarbi

di Redazione

Meteo: Scicli 9°C Weather non aggiornato
Scicli – Di certo c’è solo che si farà un selezione di sette progetti rispetto ai 24 presentati. E che il Comune di Scicli, che ne detiene i diritti di copyright, potrà decidere di prendere spunto da più progetti per arrivare a una facciata e a un palazzo originali, frutto di questo rimescolamento di carte.
La vicenda del concorso per dare una nuova funzione e un nuovo volto al palazzo di vetro della scuola media Lipparini-Miccichè di piazza Italia a Scicli è destinata a provocare ulteriore dibattito. Vittorio Sgarbi, presidente della commissione giudicatrice che dovrebbe scegliere il progetto vincitore, è stato caustico nei confronti degli elaborati presentati dai concorrenti. Del resto, prima ancora dell’insediamento della commissione, aveva espresso un’opinione netta, perentoria: “Bisogna rifare l’antica facciata del collegio dei Gesuiti. Nessuno può pensare di fare una cosa migliore di quella che era stata fatta nel Settecento”.
Posizione che da sola vanifica l’esistenza stessa del concorso di idee. E in commissione le tensioni fra la Sovrintendente Vera Greco e il critico d’arte più in vista del paese, sono filtrate ben oltre il salone di palazzo Spadaro, dove si è proceduto all’esame degli elaborati.
Rispetto al primo concorso del 1982, indetto dall’allora sindaco Salvatore Calabrese, i progetti concorrenti sono passati da oltre ottanta a ventiquattro. Allora vinse “Canto Fermo”, l’elaborato dell’architetto Claudio D’Amato Guerrieri, che alternava una teoria di partiture architettoniche barocche ad altrettante moderne, creando una simmetria tra antico e moderno, tra citazione del collegio gesuitico che fu e il contemporaneo che lo aveva soppiantato.
Il rischio più concreto è che oggi non si riesca a trovare una mediazione, anche in ragione di una tensione e attenzione mediatica e scientifica inferiore a quella degli anni ottanta, quando il tema della facciata della Lipparini, di questa ferita giudicata uno dei dieci vulnus architettonici più gravi d’Italia, appassionò tanti.
A meno che tra Vittorio Sgarbi e la commissione giudicatrice non si trovi una mediazione che porti all’elaborazione di un progetto che saccheggi qua e là gli elaborati presentati. Fra questi, è una curiosità, anche una “facciata vegetale”, fatta di alberi, piante e flora locale. E’ l’ultima frontiera dell’architettura biodegradabile, che cerca quasi di chiedere scusa ai posteri del proprio intervento sulla natura.
Un’ipotesi suggestiva e di frontiera, certo in dissonanza con l’indicazione univoca del presidente di commissione: rifare il vecchio palazzo, per non correre il rischio di sbagliare. Una seconda volta.

Giuseppe Savà