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27/09/2026 21:53

Family Stay Ragusa, lo studentato da 98 posti letto e una scommessa: può l’università cambiare la città?

Family Stay Ragusa, la residenza universitaria di via Giuseppe Di Vittorio 51.

di Gabriele Giannone

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Ragusa – Abitare, studiare, incontrarsi, stare bene. E poi, d’estate, accogliere. Abitare, studiare, incontrarsi, stare bene. Potrebbe essere racchiusa in queste quattro parole la filosofia di Family Stay Ragusa, la residenza universitaria di via Giuseppe Di Vittorio 51.

La storia dello studentato a Ragusa in via Giuseppe Di Vittorio parte da 98 posti letto. La questione interessante, però, è ciò che potrebbe accadere fuori da quei 98 posti.

Perché la vera scommessa non è riempire uno studentato. È capire se attorno a quegli studenti può crescere un pezzo nuovo di città.

Un nuovo modello di student housing: palestra, biblioteca, sauna e spazi comuni. Durante l’anno la casa degli universitari, in estate una struttura aperta a turisti, famiglie e gruppi. Ma la domanda va oltre l’investimento: Ragusa è pronta a diventare davvero una città universitaria?

Ma dietro i  98 posti letto, gli ambienti di design, la palestra, la biblioteca, la tecnologia c’è una storia che va oltre la nascita di uno studentato. E soprattutto c’è una domanda: cosa può significare per Ragusa avere nei prossimi anni centinaia di giovani che scelgono non soltanto di studiare qui, ma di viverci?

Family Stay può essere letto come un interessante case history di questa trasformazione.

Il progetto di via Di Vittorio nell’ambito degli interventi destinati allo student housing. Il meccanismo prevede canoni inferiori almeno del 15 per cento rispetto ai valori di mercato, una quota minima del 30 per cento dei posti destinata a studenti meritevoli e con minori disponibilità economiche e un vincolo di almeno dodici anni alla destinazione universitaria.

Numeri e condizioni che fanno capire come non si tratti semplicemente della realizzazione di una nuova struttura immobiliare.

Non basta più una stanza. Per decenni lo studente fuori sede ha cercato essenzialmente una cosa: una camera a un prezzo sostenibile, possibilmente non troppo distante dall’università.

Oggi basta ancora?

Il modello dello student housing sta cambiando. Le nuove generazioni chiedono connessioni, servizi, luoghi dove studiare ma anche dove incontrarsi, fare attività fisica e trascorrere il proprio tempo.

Family Stay nasce dentro questa nuova idea di residenza.

La struttura di via Giuseppe Di Vittorio punta su ambienti moderni e funzionali, design contemporaneo, tecnologia e spazi comuni. C’è una biblioteca, pensata come luogo per lo studio, la lettura e la concentrazione. C’è una palestra attrezzata, che consente di praticare attività fisica senza uscire dalla struttura. E c’è anche una lavanderia , una sala relax,  completando una dotazione che mette insieme studio, socialità e benessere.

La camera rimane il luogo privato dello studente. Tutto ciò che le sta intorno prova invece a costruire una comunità.

È questa, probabilmente, la differenza più significativa rispetto al tradizionale concetto di studentato: non soltanto dormire, ma abitare.

98 posti letto. Sono tanti o sono pochi?

Dipende da quale Ragusa immaginiamo tra cinque o dieci anni.

La città dispone già di un’offerta universitaria legata all’Università di Catania e guarda adesso con particolare interesse alle prospettive di ulteriore ampliamento, compreso il percorso che coinvolge l’Università Kore di Enna nell’area della formazione medica.

Se l’offerta formativa crescerà, aumenterà inevitabilmente anche il numero degli studenti provenienti da altri comuni siciliani, da altre regioni e, potenzialmente, dall’estero.

Ed è qui che cambia la prospettiva.

Aprire nuovi corsi universitari è sufficiente per diventare una città universitaria?

Probabilmente il vero banco di prova viene subito dopo. Servono alloggi, trasporti, biblioteche, luoghi di aggregazione, ristorazione, sport, servizi e una città capace di adattare una parte della propria economia a una popolazione giovane che rimane sul territorio per diversi anni.

Uno studente di Medicina, per esempio, può trascorrere sei anni nella stessa città. Non è più soltanto uno studente: diventa, di fatto, un nuovo abitante temporaneo.

E allora quei 98 posti letto di Family Stay possono essere letti anche come un investimento che prova ad anticipare una domanda.

E quando arrivano luglio e agosto?

È qui che il modello assume una seconda dimensione.

Il calendario universitario ha una sua stagionalità. Con la conclusione delle lezioni e degli esami molti studenti tornano nelle città d’origine e una parte degli alloggi si libera.

Che fare di cento posti letto durante l’estate?

Family Stay prova a trasformare quella che potrebbe essere una criticità in un’opportunità. Nei mesi di luglio e agosto la struttura può aprirsi all’ospitalità di turisti, famiglie e gruppi, intercettando una domanda completamente diversa da quella universitaria.

E così ciò che durante l’inverno è un servizio allo studente diventa, in estate, un elemento dell’offerta turistica.

La palestra resta palestra. La biblioteca può diventare uno spazio comune a disposizione degli ospiti. La sauna, gli ambienti condivisi e i servizi della struttura acquistano una valenza più propriamente ricettiva.

Università d’inverno, turismo d’estate.

È forse questa la parte economicamente più interessante del modello: utilizzare lo stesso patrimonio immobiliare durante dodici mesi, rivolgendosi a pubblici differenti nelle diverse stagioni.

E una struttura con oltre cento posti letto può intercettare anche un segmento che non sempre trova facilmente risposta nell’offerta alberghiera tradizionale: gruppi organizzati, associazioni, comitive, partecipanti a manifestazioni culturali o sportive, oltre naturalmente a famiglie e visitatori individuali.

Una piccola economia che nasce attorno agli studenti

C’è infine un aspetto che spesso rimane fuori dal dibattito sull’università.

Quanto vale uno studente per una città?

Non soltanto in termini di tasse universitarie. Chi vive a Ragusa per nove o dieci mesi affitta una casa, fa la spesa, frequenta bar e ristoranti, utilizza trasporti, palestre e servizi, acquista nei negozi e partecipa alla vita sociale.

Moltiplicare tutto questo per centinaia di ragazzi e per diversi anni significa creare una piccola economia universitaria diffusa.

È accaduto in molte città italiane nelle quali la presenza dell’università ha progressivamente modificato interi quartieri, facendo nascere servizi, attività commerciali e nuove forme di residenzialità.

Può accadere anche a Ragusa?

Family Stay, da questo punto di vista, è un primo osservatorio interessante. Non perché 98 posti letto possano da soli trasformare una città, ma perché indicano una direzione.

Ragusa si trova così davanti a una prospettiva che fino a qualche anno fa poteva apparire lontana: trasformare progressivamente la presenza universitaria in un pezzo strutturale della propria identità.

Ma per farlo non saranno sufficienti nuovi corsi di laurea.

E bisognerà capire anche se gli investimenti realizzati per l’università riusciranno a dialogare con l’altra grande vocazione del territorio, quella turistica.

Family Stay prova a tenere insieme le due cose.

Durante l’anno accademico è una casa per studenti. Quando l’università rallenta, può diventare una residenza per chi arriva a Ragusa per una vacanza, un evento o un soggiorno di gruppo.

La questione interessante, però, è ciò che potrebbe accadere fuori da quelle camere.

Perché la vera scommessa non è riempire uno studentato. È capire se attorno a quegli studenti può crescere un pezzo nuovo di città.