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11/02/2008 18:18

Ferrara di nuovo in politica con la lista Pro life

di Redazione

Non è più solo un’idea. È pronto lo slogan (”Più vita per tutti”), sono stati commissionati i primi sondaggi (che darebbero il nuovo movimento in costante crescita, tra il 3 e il 6per cento), si riscontrano le prime dichiarazioni di simpatia tra alcuni movimenti cattolici.

Quasi certamente, alle prossime elezioni politiche, Giuliano Ferrara si presenterà con una lista tutta sua. Di Pro life (o, nella variante nostrana, “Pro vita”), il direttore del Foglio ne parla e ne scrive da diversi giorni. L’idea di una moratoria dell’aborto, lanciata mesi fa dal quotidiano di Largo Corsia dei Servi, a breve si dovrebbe trasformare in un vero e proprio movimento, che abbia come principale obiettivo la difesa della vita fin dal suo concepimento. L’editoriale odierno di Ferrara sul Foglio non lascia dubbi: “Faremo di tutto perché cambi una specifica mentalità culturalmente indifferente, quella che dice: occupiamoci della privatizzazione di Alitalia o delle licenze dei taxi o dell’Ici sulla seconda casa, cose decisive per vivere bene, e tralasciamo il resto, quelle cose atroci e complicate che abbiamo sistemato nel ripostiglio dei nostri comodi o degli affari degli esperti”.

Un movimento caratterizzato e autonomo, che secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Foglio avrebbe già una buona dose di consensi: alla domanda se ritiene corretto “introdurre nella politica italiana un partito con queste finalità”, il 6 per cento degli intervistati ha dichiarato che “è molto utile”, l’11 per cento “abbastanza utile”.

Confortato dai numeri (anche se proprio sabato scorso ha scritto “credo poco nei sondaggi”), in queste ore Giuliano Ferrara starebbe sondando la disponibilità di alcuni leader politici che potrebbero guidare il movimento (leggi qui l’editoriale su Panorama). Ha così chiesto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (che però avrebbe nicchiato, preferendo la candidatura nella lista di Forza Italia), e all’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta (che non ha intenzione di abbandonare la carica di presidente della neonata Rosa Bianca).

Se nessuno dei due dovesse convincersi, Ferrara ha confidato ai suoi collaboratori più vicini che sarebbe pronto ad un impegno diretto (anche a rischio di una debacle elettorale), “per dare quantomeno prova di una testimonianza morale del più grande dramma del nostro tempo”.

Pro life è guardata con simpatia da una parte della dirigenza di Comunione e Liberazione (specie nell’area che fa riferimento al direttore di Tempi Luigi Amicone) e da alcuni movimenti di ispirazione cristiana (tra cui Rinnovamento nello spirito, che però è sempre stato restio a dare indicazioni politiche).

Con questa legge elettorale, la lista di Ferrara dovrebbe comunque apparentarsi con il Popolo delle Libertà, in modo tale da evitare di superare uno sbarramento elevato sia alla Camera (dove, presentandosi da sola, dovrebbe raggiungere il 4%) che al Senato (l’8% su base regionale).

È però vero che il movimento si scontrerebbe con l’intenzione, più volte dichiarata da Silvio Berlusconi, di presentarsi alle prossime elezioni con un unico simbolo, quello del Pdl, federato al nord con la Lega. Il “no” a Casini, restio a confluire con l’Udc nel nuovo soggetto, dovrebbe quindi ripetersi per Pro life.

Ma per alcuni tra gli addetti ai lavori potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che indurrebbe il Cavaliere a guardare di buon occhio una lista autonoma collegata a quella del Popolo della Libertà.

Nei giorni scorsi, infatti, il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, aveva auspicato che fosse “salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”. Un’affermazione che aveva fatto molto discutere e che a molti era sembrata una difesa dell’Udc da parte della Conferenza episcopale italiana, ma che oggi potrebbe invece risultare decisiva nelle scelte del Cavaliere.

In caso di una mancata intesa col partito di Pier Ferdinando Casini, un movimento di ispirazione cattolica collegato al Pdl potrebbe infatti conquistare anche i voti incerti dell’elettorato più vicino alla Chiesa.