Le feste religiose nella Diocesi di Noto non sono della Chiesa, ma dei portatori.
di Redazione
Modica – Che l’equivoco sia nel fondo delle cose è annunciato dai manifesti 6×3 che da settimane campeggiano al quartiere Sorda, dove a dare appuntamento alla festa di San Giorgio non è la Curia, non è il Vicariato, non è la Parrocchia, ma primarie aziende modicane che al volto del Santo Cavaliere abbinano la loro insegna pubblicitaria.
Per il Vescovo di Noto Monsignor Salvatore Rumeo la misura raggiunge il colmo in diretta televisiva, ieri, giorno di grazia 26 del mese di aprile, quando l’alto prelato viene presentato improvvidamente come ospite. Il Vescovo non è mai ospite della chiesa ma padrone di casa.
«Non sono ospite, ma padrone di casa», ha detto Rumeo. «Non si tratta più di una processione, ma di un corteo», tranciando di netto un giudizio: di religioso c’è ben poco, questo sembra più un evento civile.
“La fede è assoluta -ha proseguito il Vescovo- ma bisogna rivedere alcuni aspetti: i testi di preghiera, le soste, i percorsi, la presenza di manifestazioni di gioia che devono essere contenute”.
Questioni che non riguardano solo la festa di San Giorgio, ma la gran parte delle feste della Diocesi di Noto, dove il gallismo brancatiano, l’esibizionismo, la dimostrazione muscolare del proprio ego maschile sono la vera anima della festa.
Ma il tema è ben più profondo. Queste processioni religiose non sono già da decenni di gestione precipua del parroco di turno. I portatori del Santo, in qualunque comune, sono diventati i monopolisti della festa. Sia chiaro, sono persone in assoluta buona fede, il problema è che a volte la Fede con la F maiuscola la riscoprono sono un giorno all’anno, quello della loro esibizione.
Così ieri sera i portatori hanno “posato” il Santo in chiesa, con un annuncio clamoroso che vi proponiamo. Tralasciamo la cronaca dei cori da stadio e dei fumogeni offerti al Santo per la promozione del Modica calcio.
Ci chiediamo piuttosto cosa avrebbe detto il Vescovo di Noto se avesse assistito, durante la festa del Cristo Risorto di Scicli, alla scena di un paio di portatori che hanno litigato con la banda, urtandola, sotto la statua che raffigura il Figlio di Dio. Anche il quel caso da un balcone un gruppetto di tifosi dello Scicli calcio coi volti poco riconoscibili da occhiali da sole indossati di sera inneggiavano alla loro squadra del cuore. È la fede. Calcistica.
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