di Redazione
Chiudere i conti su spesa e rendicontazione dei fondi strutturali di Agenda 2000; accelerare l’accesso ai fondi strutturali previsti dalla programmazione 2007-2013 (il cui iter, “finora lento e farraginoso”, ha già fatto perdere due anni alla Sicilia) verificando la reale fattibilità dei nuovi programmi operativi regionali; creare quell’effetto moltiplicatore sull’economia dell’isola che finora è mancato.
Sono le linee guida su cui si impernia l’azione di Robert Leonardi, docente italoamericano della London School of Economics in cui dirige l’Osservatorio sulle politiche europee di coesione. E’ lui l’uomo scelto nelle scorse settimane dai vertici di Palazzo d’Orleans per gestire la programmazione dei fondi europei, in sostituzione di Gabriella Palocci, la dirigente del ministero del Tesoro che dal 2000 sovrintendeva alla gestione degli aiuti comunitari e che ha lasciato l’incarico il 3 ottobre scorso, a tre mesi dalla chiusura del Por.
Intervenendo al convegno dedicato ai fondi strutturali europei, organizzato nel complesso monumentale di Palazzo Chiaramonte-Steri nell’ambito delle “Giornate del’economia del Mezzogiono”, Leonardi ha messo in evidenza le forti differenze tra gli ancora deludenti risultati ottenuti dal sud Italia, e dalla Sicilia in particolare, e quelli di segno opposto, tradottisi in termini di rapidi progressi economici, conseguiti da diversi paesi europei, come Irlanda, Spagna e Grecia su tutti, nonché dalla Polonia e dalla parte orientale della Germania.
Esempi di oculata gestione dei contributi erogati da Bruxelles, che, per
L’incarico ricevuto dalla giunta Lombardo – aggiunge l’economista “è molto complesso. Si tratta di riportare i sussidi europei alla loro reale ragion d’essere, ossia il decollo dello sviluppo economico. Purtroppo – spiega – negli scorsi anni il loro utilizzo è somigliato a quello degli aiuti statali, che, come l’esperienza ha dimostrato, hanno funzionato soprattutto per il sud Italia soltanto shock absorber, cioè strumenti finanziari utili a non far peggiorare le cose ma mai a migliorarle, determinando peraltro una sempre più forte dipendenza nei confronti dello stato. Adesso puntiamo a cambiare nettamente rotta”.
Primo impegno di Leonardi sarà spendere entro la fine di quest’anno quanto più possibile del miliardo e mezzo di fondi di Agenda 2000 rimasto inutilizzato. Lo sforzo per evitare di restituire queste somme a Bruxelles sarà massimo”. Per quanto riguarda il Por 2007-2013 – continua – “occorre puntare su interventi prioritari, come l’ampliamento e il potenziamento delle infrastrutture, del turismo e del settore agroalimentare. Filoni strategici sui quali
Nell’attuale settennio di programmazione, che a livello continentale prevede sovvenzioni pari a 347 miliardi di euro, alla Sicilia sono destinati 8 miliardi e mezzo di euro, di cui 6 miliardi e mezzo attingibili dal Fesr e dal Fes, e 2 miliardi utilizzabili attraverso i fondi per la formazione professionale.
“Una cifra tutt’altro che bassa – sottolinea Leonardi – ma che, attraverso l’approntamento di progetti davvero competitivi, sarebbe anche più elevata se si ricorresse a altre cospicue fonti di finanziamento, come il Fondo di Sviluppo Rurale e i Fondi nazionali (Fas)”. Punto nodale degli interventi, le infrastrutture. “Il gap che ci differenzia rispetto a altre realtà europee che sono uscite dall’emergenza, è ancora ampio – spiega l’economista -. Si pensi a un settore come l’agroalimentare, in cui
”La nuova programmazione 2007-2013 – afferma il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, in linea con quanto detto da Leonardi – dovrà infatti essere prevalentemente orientata verso l’abbattimento del forte divario infrastrutturale esistente fra la Sicilia e le aree forti del Paese. Solo in questo modo, senza polverizzare gli interventi, le aziende dell’Isola potranno diventare veramente competitive. Nell’immediato, è inammissibile che una decina di miliardi di fondi Fas che per l’85 per cento dovrebbero essere destinati al Sud sono state impegnate per l’Expo di Milano”.
Antonio Schembri
Economiasicilia.it
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