Secondo la società si tratta di un prowedimento necessario per le indagini
di Redazione
Ragusa – Gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Ragusa a nove tecnici e dirigenti dell’Enimed sono un atto dovuto che tutela anche quanti attualmente lavorano al pozzo petrolifero «Tresauro 2».
È questo, in sintesi, il pensiero dell’azienda che dopo settimane di silenzio ha deciso di diffondere una nota ufficiale alla stampa per fare alcune precisazioni sull’inchiesta a carico dei suoi dipendenti.
«Le indagini avviate dalla Procura di Ragusa a fronte del rinvenimento lo scorso 26 maggio di acque torbide presso la sorgente naturale Mirio Paradiso sono ancora in corso – scrive l’Enimed -. Nessuna conclusione è stata ancora raggiunta né sono state accertate le cause che possono aver generato il fenomeno». Secondo l’azienda, quindi, gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura sono solo un atto necessario alla prosecuzione delle indagini e «non rappresentano affatto un’indicazione inequivocabile di responsabilità ma, secondo la legge, un atto di garanzia, di tutela per le persone che lavorano a Tresauro». È sempre l’Enimed, poi, a dichiararsi pienamente fiduciosa nell’operato della magistratura. Tutta la vicenda nasce dal ritrovamento, a fine maggio, di una sostanza biancastra nelle acque della fonte Mirio Paradiso che alimenta la città di Santa Croce Camerina. Dai controlli dell’Arpa emerse che tale sostanza era «compatibile» con il liquido di raffreddamento utilizzato per raffreddare la trivella del pozzo «Tresauro 2», sito poco fuori Ragusa e ben visibile dalla strada provinciale «Ragusa-Malavita». Secondo l’Eni, però, «compatibile» non vuol dire identico mentre a smentire l’ipotesi della contaminazione diretta ci sarebbe una nota tecnica dell’Urig (l’Ufficio regionale ibrocarburi e geotermia) nella quale si legge che la distanza tra la trivella dell’Eni e la fonte Mirio Paradiso (circa 14 chilometri) è troppa perché sia possibile che il liquido di raffreddamento abbia raggiunto la fonte in così pochi giorni.
I reati ipotizzati
Due i reati ipotizzati dalla procura nell’inchiesta relativa all’inquinamento di Fonte Paradiso. Il primo riguarda l’adulterazione di acqua destinata all’alimentazione, il secondo reato ipotizzato è quello di inquinamento ambientale. La magistratura iblea, in seguito ai dati dei Nas e delle analisi fornite all’Arpa, ha iscritto nel registro degli indagati 9 funzionari dell’Enimed, tra cui gli stessi vertici della società. II perito nominato dalla procura avrà 60 giorni di tempo per le proprie valutazioni. Prelevamenti di sabbia, perforazioni petrolifere, falde acquifere inquinate. Il territorio ibleo svenduto al migliore offerente. L’ultima richiesta di perforazioni di Eni vede la copertura di ben 380 chilometri quadrati. Un’area enorme che ricadrebbe quasi nell’intero territorio provinciale. Un autentico assalto quello delle multinazionali ad un territorio il cui sottosuolo è fragilissimo di per sé. In attesa che il geologo Paolo Forti dell’università di Bologna, nominato dalla Procura, faccia le proprie valutazioni, intanto, le indagini della magistratura sull’inquinamento della Fonte Paradiso (a seguito delle quali nove funzionari dell’Enimed sono stati iscritti nel registro degli indagati), vanno avanti.
© Riproduzione riservata