Cultura
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18/06/2026 15:12

Fornace di Punta Pisciotto a Sampieri. Salvataggio

La metodica del consolidamento andava ispirata a quella del restauro archeologico.

di Redazione

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Scicli – Dall’anno 1975 ho avuto stretta frequentazioni con la Fornace Penna di contrada Pisciotto. Ho seguito e documentato le progressive trasformazioni dopo l’incendio che, cento anni ormai, ne decretò il disuso.

Come studioso ricercatore, sono stato invitato ad un sopralluogo dopo i lavori di consolidamento di questo inverno 2026, insieme al sovrintendente di Ragusa Antonino De Marco e all’on Ignazio Abbate.

Lo stato della Fornace ora è fermo. Dal consumo progressivo si è passati alla cristallizzazione dello stato di fatto.

Dopo l’impedimento dell’accesso per pericolo di crollo e il divieto per il cantiere dei lavori, ho rivisto l’interno e le sensazioni sono state molteplici.

Fermare i crolli era necessario.

Nella eterna lotta dell’architettura tra carico e sostegno, nella Fornace oggi prevale il sostegno rassicurante. La metodica del consolidamento andava ispirata a quella del restauro archeologico in punta di materiale sigillante le connessioni tra le pietre. Connessione dove si incuneano le acque meteoriche, principale causa di dilavamento della malta e dei crolli.

La sensazione che mi ha imbarazzato.

La pulizia degli arbusti è stata accurata, come la rimozione delle pietre che da materiale murario hanno spiccato il salto “suicidandosi” al suolo. Il suicidio consiste nell’aver perso la funzione portante, per il lavoro dissolutore del tempo ed essere precipitate. Quelle pietre sono anche loro la Fornace. Hanno visto la trasformazione da materia di Cava a materiale edificatorio, per ritornare materia pronta ad altri impieghi.

Portata via quella materia preziosa, significativa quanto quella ancora nelle murature degli apparati, tutto l’interno appare di una pulizia che mette tutto fuori scala e senso di appartenenza. Con le necessarie differenze, nel tempio di Ercole ad Agrigento le colonne cadute sono sempre lì sullo stilobate del tempio. Capitello dorico compreso. I pezzi del Tempio a terra valgono quanto quelle colonne ancora erette nella loro funzione di sostegno e definizione della morfologia del Tempio.

Alla Fornace lo spazio ad oggi è diventato espressione metafisica, senza tracce del lavorio del tempo, un troppo vuoto, uno spazio di luci ed ombre chiuse con molti silenzi. Anche la vegetazione, alla quale avevo affidato un progetto secondo i criteri del manifesto “Terzo Paesaggio”, non esiste più, radicalmente ripulita.

Oggi sembra il plastico della Fornace con troppi segni cancellati.

La Fornace non può più essere rifunzionalizzata, quella connotazione si è persa nel suo stato di resto, di residuo. L’unico uso possibile è quello delle visite contemplative e conoscitive come i templi prima citati. Capire il tentativo di una scommessa di industrializzazione dei primi anni del Novecento, durata troppo poco tempo.

 

Arch. Pasquale Bellia

Ricercatore di Architettura

Facoltà di Architettura Università di Firenze