"L'architettura sta al tempo come il sale sta all'acqua".
di Redazione
Scicli – L’architettura regge per un rapporto dialettico tra “carico e sostegno”.
I carichi sono le forze attive (i pesi).
I sostegni sono le forze passive (la struttura). Tutto regge fin quando c’è equilibrio isostatico tra le parti.
Dopo l’incendio della Fornace Penna di Punta Pisciotto a Sampieri, l’armonia dei materiali in equilibrio divenne un mono materiale, la pietra che aveva opposto resistenza alle fiamme.
Quindi, così, “carico e sostegno” divennero un unico soggetto: le pietre erano carico e anche sostegno di loro stesse.
Sulla Fornace, in questi anni, ho ascoltato e letto spericolate affermazioni di improvvisati competenti. Non studiosi ricercatori, quanto parlatori del tutto che, non dotati di conoscenze specifiche né di sensibilità, hanno sentenziato in un verso o in un altro.
Il crollo della Fornace ha motivi specifici dovuto all’allestimento dell’apparato murario di sostegno, oltre all’azione delle acque meteoriche.
È l’orditura dei muri che istiga il crollo.
Niente da rimproverare alla perizia dell’ing. Ignazio Emmolo. La materia lapidea è perfettamente trattata e con altissime capacità murata. Il materiale non poteva essere scalpellato meglio di come è rifinito.
È la mancanza della copertura e degli orizzontamenti lignei che innesca il crollo.
La muratura, in alcuni tratti, non sostiene più se’ stessa e così i materiali spiccano il salto nel vuoto: suicidandosi. Cioè, perdono la loro dignitosa vita di carico e sostegno e diventano materia come al momento della estrazione dalla Cava.
Tutte le pietre a terra (suicidate nella funzione) sono state la Fornace. Anche a terra rivendicano la loro appartenenza al manufatto. Hanno connotazione di Fornace.
Il resto della Fornace è una nuova architettura, un’opera a se, all’originaria collegata, ma un’opera nuovissima e sempre diversa perché ha perso la spigolosità dell’artificio d’origine ed è diventata una natura in movimento.
Tanti anni addietro, sulla Fornace, scrissi “l’architettura sta al tempo come il sale sta all’acqua”.
Architettura : tempo = sale : acqua.
L’architettura si scioglie nel tempo come il sale si scioglie nell’acqua.
La Fornace, nel suo stato di resto, per lavorio del tempo è il monumento sacralizzato di se stessa.
Tale natura odierna deve rimanere, non può più accogliere funzioni d’uso, se non la contemplazione di una scommessa di una industrializzazione primi del Novecento in una società agraria del latifondo.
Arch. Pasquale Bellia
Ricercatore di Architettura
Dipartimento di architettura.
Università degli studi di Firenze.

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