Attualità
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06/03/2008 22:08

Franceschini: il Pd come Forza Italia nel 94

di Redazione

“Ormai non è scontato niente. Nemmeno che i futuri capigruppo del Partito democratico vengano uno dall’ex Quercia e l’altro dall’ex Margherita…”.
Lo afferma il numero due del Pd, Dario Franceschini.

“Veronesi, Madia, Carofiglio, Boccuzzi, Calearo, Colaninno. E mi fermo, ma potrei andare avanti per un bel pezzo.Cosa sono questi: diessini o diellini? Nel futuro Parlamento la metà dei nostri eletti sarà come loro, senza una passata appartenenza politica. Che senso ha allora continuare a ragionare in termini di partiti di provenienza? E poi sulle presidenze saranno i gruppi a decidere, in autonomia. Potrebbero esserci sorprese”.
Franceschini risponde anche alla critica di avere presentato liste di candidati troppo diversi tra loro.

“Le liste sono così perché esattamente così le volevamo. Intendevamo creare una grande forza nazionale che portasse dentro di sé tutto il Paese, capace di parlare non solo al popolo di centrosinistra, ma a tutti gli italiani.

Dopo la crisi della Dc e del Pci, l’Italia ha visto per 15 anni solo tentativi di costruire partiti personali oppure identitari. E qui ci metto anche il Ppi. Ne è uscito un Paese frammentato, fino all’esasperazione.
Ora, finalmente, abbiamo un grande partito che supera tutte le vecchie divisioni. Quello che vorrei spiegare bene è che mettere nella stessa lista imprenditori e sindacalisti, atei e cattolici, ricchi e poveri, significa lavorare perché cadano anche in Italia i muri tra industriali e operai, tra professionisti e impiegati, tra laici e cattolici, tra Nord e Sud”.