Una foto, una Tac
di Francesco Merlo

E si aggiusta e riaggiusta la cravatta, che è una forma di riflesso condizionato, un tic, un lapsus rivelatore come quelli che si mettono continuamente le mani in tasca perché non sanno dove metterle.
Nella foto di gruppo Berlusconi è il pittoresco, rispetto all’eleganza dell’indiano con il turbante. Guardate il leader arabo con la galapia! Come tutti gli altri, anche lui è vestito all’occidentale, ma solo Berlusconi è in preda a una goffaggine patetica e di tutto punto. Senza la tranquillità e la disinvoltura dello spagnolo, con la cravatta allentata.
Il fatto è che ogni volta che fanno i summit internazionali c’è sempre quello che sa che alla prossima non ci sarà più, o perché scade o perché viene cacciato.
Berlusconi è qui come quelli che fanno l’ultimo ballo. Il suo è il ballo dell’ultima sera. Ricorda forse che nella foto precedente c’era Gheddafi, il suo amico. Sono immagini terribilmente tristi, queste di Berlusconi al G20, di un uomo a disagio, di un uomo stordito. Lui che si affolla le notti, qui è sotto i riflettori della solitudine.
Ogni foto lo espone all’isolamento, più che fotografie sembrano radiografie, Tac, tomografie, che lo rivelano per come è dall’interno.
Saluta e nessuno dalla folla gli risponde, come quando saluta i gendarmi in alta uniforme.
Le bandiere sventolano e anche il suo cappotto va col vento. La sola cosa che resta immobile sono i suoi capelli, le zampe di gallina, le uniche rughe di espressione che ha risparmiato alla cosmesi, sembrano arrampicate su quella collina che gli stampa in faccia il cerone e che gli blocca il viso in un sorriso raggelato.
Qui si capisce che la sua ossessione non è il salvataggio dell’Italia, ma sono i fotografi, e gli occhi gli diventano sempre più piccoli dietro questi rigonfi di silicone che gli scendono e debordano da tutte le parti, dalle palpebre, dalle ciglia.
Sorride, e nel frattempo in faccia gli si disegna un rigonfio, come se avesse in bocca una mela cotogna. E poi la Merkel e Obama parlano e lui finge di sentirli, di capirli, ma non perché non sa l’inglese, è perché è confuso, è inebetito, è rintronato. E poi ride mentre Obama parla, e nessuno se ne accorge, e compiace Sarkozy, e ride al discorso di Sarkozy con la Kirchner. Non osa fare più battute galanti, ed è un contrappasso. Berlusconi fa quello che per anni sono stati costretti a fare gli uomini che si teneva intorno.
Quando ride alle parole di Obama sembra Alfano, sembra Bonaiuti, che ridono alle battute di Belusconi.
E’ un Berlusconi che fa pena. E qui si capisce meglio che nel suo declino c’è anche l’orrore di se stesso. Ci dicono pure, queste foto, che ormai Berlusconi non piace, perché non si piace.
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