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04/03/2013 23:29

Francesco Polenghi in mostra a Catania

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Prefazione di Barry Schwabsky

di Redazione

Francesco Polenghi, opera
Francesco Polenghi, opera

Catania – Venerdì 15 marzo, alle 19, nella Galleria d’arte Orizzonti di Catania si inaugurerà la mostra di Francesco Polenghi: Labirinti concettuali, a cura di Barry Schwabsky. 

 

Ogni dipinto di Francesco Polenghi obbedisce al concetto Shakespeariano, “con te stesso sii sincero e ne seguirà, come al giorno segue la notte, che non potrai essere falso con nessuno”.

Così Polenghi esegue le sue opere in uno stato di trance, trascrivendo il “puro dettato dell’inconscio” in conformità con l’assunto surrealista che preconizza l’automatismo psichico per mettere in luce le pulsioni più profonde della nostra psiche. I surrealisti erano ben consci della difficoltà di trascrivere questo dettato senza alcun “ritocco” e quindi essi ricorrevano a vari procedimenti per raggiungere lo stato di trance che permettesse di lasciare fluire il più liberamente possibile, parole e immagini. Polenghi, invece, ha introdotto una novità per raggiungere questo stato di trance. Mentre le varie metodologie surrealiste avevano in comune un carattere secolare, quello di Polenghi ha una natura trascendentale. Per prendere contatto con l’inconscio egli ha ricorso al metodo preconizzato dalla letteratura vedica. Così egli recita ininterrottamente una litania, mentre dipinge, il Gayatri Mantra (da man: pensare) più sacro del Veda che è recitato dal fedele per raggiungere l’illuminazione e prendere coscienza della suprema energia che anima l’universo. L’anelito verso l’assoluto conferisce alle opere di Polenghi una luminosità numinosa. Numinosa in quanto ineffabile, così come lo è la dimensione sacrale di certi fenomeni. Per Einstein l’oggetto non è altro che una curvatura dello spazio. Così le tele di Polenghi sono strutturate come un susseguirsi ininterrotto di curve e, come l’universo, non sembrano avere inizio o fine, ognuna riprendendo il discorso della precedente e annunciando la seguente. Che significato assume, in questa labirintica organizzazione, la linea retta che dai bordi o dal centro viene a sconvolgere l’ordinato caos creativo dell’insieme? Forse la spiegazione sta nella valenza archetipica della curva (principio femminile) e della linea retta (principio maschile)? Polenghi vuol ricordarci che il macro cosmo e il micro cosmo hanno in comune anche la complementarietà dei principi femminile e maschile. Ha raggiunto la stessa conclusione di Giacometti che, nella sua scultura “Testa che guarda” ( 1927-28 ) ha visto nella curva e nella retta, le “ultime tracce di un vano lavoro di figurazione, non più il residuo di impossibile mimesis ma l’afferrare, diretto, di un atto di natura metafisica” (Yves Bonnefoy).

Qualunque risposta diamo a questi interrogativi, rimane l’opera in sé e per sé, che si realizza come riflesso trascendentale dell’umano, mentre riafferma l’ingiunzione di Gautama Siddharta che ci chiede di diventare quello che siamo. Così come diventa l’opera di Francesco Polenghi quando ambisce di essere se guardata con l’occhio interiore della partecipazione.

 

Francesco Polenghi:

Francesco Polenghi nasce nel 1936 a Milano. Scopre giovanissimo la sua passione per l’arte grazie all’incontro con l’artista Santagata, dal quale apprende i primi insegnamenti e basi della pittura. La vita lo porta a lunghe permanenze all’estero, tra cui Svizzera, Stati Uniti e India, dove in particolare si confronta con l’ambito spirituale della vita che da allora lo accompagna in ogni giorno della sua esistenza. Nel 1955 si trasferisce a New York dove frequenta la New York University e si laurea in Economia nel 1961. Vive a New York fino al 1966. Poi torna a Milano. In questo periodo approfondisce i suoi studi su Spinoza, che eserciterà una forte influenza anche sulla sua pittura. Nel 1977 si reca in India per la prima volta. Nel 1981 decide di rimanere in India, dove risiede fino al 1988. Tornato in Italia, conosce il critico e gallerista Arturo Schwarz, con il quale condivide la passione per Spinoza e per le filosofie orientali. Lo scambio intellettuale tra i due si protrarrà ininterrotto nel tempo. L’importante incontro con Arturo Schwarz lo stimola e incentiva a sviluppare sempre più la sua pittura e ad affrontare il confronto con il suo pubblico attraverso alcune mostre personali. Oltre alla pittura meditativa, che esprime una profonda contemplazione interiore, Francesco Polenghi dedica molte risorse ed energie all’insegnamento dei valori umani nelle scuole, attraverso l’associazione dei volontari AVES da lui fondata 20 anni fa.

 

Barry Schwabsky:

Nasce a Paterson, New Jersey e vive a Londra. E’ critico d’arte del giornale “The Nation” e autore di recensioni internazionali per “Artforum”. Ha insegnato, tra gli altri, presso la New York University, la Yale University e il Goldsmiths College e ha contribuito alla realizzazione di libri e cataloghi su artisti diversi, da Henry Matisse ad Alighero Boetti, a Jessica Stockholder, oltre al volume Vitamin P: New Perspectives in Painting (Phaidon Press, 2002), diventando un punto di riferimento per il settore. Tra le sue più recenti pubblicazioni di poesia ricordiamo Book Left Open in the Rain (Black Square Editions / The Brooklyn Rail, 2009) e 12 Abandoned poems (Kilmog Press, 2010).