Attualità
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16/10/2013 12:48

Funerali migranti, l’omelia di padre La China

Il testo del discorso funebre di ieri pomeriggio al cimitero di Scicli

di Don Ignazio La China

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La spiaggia di Sampieri
La spiaggia di Sampieri

Scicli – La vista di quelle imbarcazioni oscillanti sulle onde mi ha richiamato alla mente l’episodio evangelico della tempesta sul mare di Galilea: gli apostoli impauriti per la paura di affondare e annegare e il Cristo che dorme sul cuscino. Alla fine chiedono: “Signore, non ti importa che noi moriamo?” Gesù si alzerà e metterà a tacere il mare.
Ma oggi, davanti a questo stillicidio di morti che il mare inghiotte come il biblico Leviatano, siamo noi a chiedere, a chiederci, a chiedergli: “Signore, ma non ti importa che questi tuoi figli, questi nostri fratelli muoiano? Signore, ma tu dormi? Signore dove sei?”
La scena straziante cui abbiamo appena assistito del pianto dei parenti mi ha richiamato quella degli altri giorni, quando da tutti i fratelli e le sorelle eritrei venuti per la penosa processione per il riconoscimento dei cadaveri si è levato alto un unico e ripetuto grido. “Signore, dove sei? Perché permetti tutto questo?”
Un non credente qui potrà sentire un fardello minore, ma chi crede in Dio sa che questo è il momento oscuro della fede, l’ora in cui alla domanda dell’uomo risponde il silenzio di Dio: come alla protesta accorata di Giobbe, Dio risponde col silenzio, anzi richiedendo altrettanto silenzio da parte dell’uomo. 
Giustamente il salmo ci fa dire: “Per te o Dio il silenzio è lode”: oggi è il giorno del silenzio, perché, come ammoniscono le Lamentazioni: “è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore”.
E se noi osiamo rompere sommessamente questo silenzio lo facciamo solo perché spinti dal desiderio di trovare conforto nelle parole della Scrittura per il nostro dolore, per trovare in queste parole l’eco della sua Parola.
Anzi per ridire con le sue parole la nostra domanda, la nostra ricerca del senso di quanto sta avvenendo.
Ecco perché abbiamo voluto rileggere nelle parole di Isaia anzitutto il dolore e lo sgomento per quanto sta avvenendo, per le scene di orrore inesprimibile che in questi giorni sono davanti ai nostri occhi: la fuga di chi fugge l’oppressione e la spada, l’invito a soccorrere chi peregrina nel deserto dandogli da bere, porgendogli del pane…
Ma è proprio in questo buio del dolore che Isaia invita ad accendere la luce della fede: anche questo ha un termine, anche per questo ci sarà una fine: Dio riscatterà il suo popolo, riscatterà il dolore innocente.
Ci verrebbe da chiedere: e quando Signore? “Ma mille anni per te sono come il giorno di ieri che è passato”. 
Ma in fondo non ci interessa saperlo: sappiamo solo che Dio mantiene le sue promesse.
E dunque tutto questo finirà.
Oggi importa invece rialzare di nuovo lo sguardo, aprirsi alla speranza, guardare al futuro: a ciò che verrà.
Anzi, a Colui che verrà!
Oggi siamo qui per rinnovare la nostra confessione di fede in Colui che ha preso sulla sua croce tutto il dolore del mondo: anche la morte di questi nostri fratelli è assunta e riscattata nella sua croce.
E Lui oggi si rivela a noi come Alfa e Omega, cioè come il principio e il fine della storia, cioè il senso stesso del vivere e del morire.
Lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse.
Noi oggi guardiamo a lui come al risorto e al vivente, come all’escaton, il compimento di tutta la storia, anzi della creazione stessa.
No, oggi non stiamo registrando un fallimento: siamo qui per dire che stiamo andando incontro a Colui che è il veniente, colui che sempre viene, viene a salvare: no la morte non avrà l’ultima parola.
Noi attendiamo i cieli nuovi e la terra nuova.
Alla fine il mare restituirà i suoi morti, anzi scomparirà del tutto: perché nella Bibbia il mare è simbolo del male che tutti vorrebbe trascinare nei suoi vorticosi abissi. Ma alla fine dovrà arrendersi, davanti alla vittoria di Colui che siederà vincitore sul trono della storia.
E sarà asciugata ogni lacrima. E non ci sarà più né pianto né morte.
Ma il Cristo che siederà sul trono siederà come giudice: per dare ad ognuno secondo le proprie opere. 
E allora, ne siamo certi, anche i nostri tredici fratelli ascolteranno il suo invito: “venite benedetti dal Padre mio”.
E davvero saranno beati, la loro sorte sarà invidiabile, perché riceveranno quanto promesso dal Cristo, come abbiamo oggi ascoltato nel vangelo secondo Matteo: beati i perseguitati, beati coloro che hanno fame e sete di giustizia…
Sì, saranno veramente saziati: quella fame e sete che pensavano poter estinguere qui sulla terra, sarà finalmente saziata in Cielo da colui che per noi si è fatto pane di vita e fonte di grazia.
E sarà fatta giustizia.
Solo così sarà fatta giustizia per i poveri e gli oppressi, contro i potenti e gli oppressori: non dimentichiamoci del giudizio di Dio. Giacché ognuno sarà esaminato sulla propria condotta. 
Oggi ci viene ricordato che ognuno deve vivere e agire responsabilmente per contribuire a condurre la storia verso l’incontro col suo Signore.
Se noi oggi volgiamo lo sguardo inorriditi davanti a queste immani tragedie è perché sentiamo che questo non rientra nel progetto divino: lo ha ricordato anche papa Francesco a Lampedusa e nuovamente per la veglia per la pace in Siria e in tutto il mondo.
No, non era questo, non è questo il progetto di Dio: Dio ha affidato all’uomo la creazione per custodirne la vita, non per coltivarne la morte!
Dio rivelandosi Padre ci rivela come fratelli chiamati a servire non a servirci l’uno dell’altro.
Chi stravolge il progetto di Dio, chi calpesta l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio, dovrà rendere conto di questo a Dio.
Noi oggi qui non esprimiamo giudizi, non gridiamo alla vendetta, ma ci affidiamo dunque al Dio giudice dei vivi e dei morti: nella Bibbia Dio è colui che giudica, libera e riscatta: a lui affidiamo la sorte dei nostri fratelli e le sorti del mondo intero.
Ma noi oggi, mentre affidiamo alla misericordia del Signore questi nostri fratelli, chiediamo la grazia di vivere responsabilmente, ognuno nel suo ruolo, e per quanto sta ad ognuno di noi di adoperarci per costruire un mondo più umano, quel mondo che lui ha voluto come anticipo e primizia del suo regno di fraternità e di pace. 
Solo così la morte di questi tredici, come delle altre centinaia di fratelli non sarà stata vana.
Il Signore dia la grazia a quanti soffrono e piangono di sperimentare la sua vicinanza e la sua consolazione e di superare con coraggio questo momento di prova, poiché, come abbiamo pregato, il Signore è la forza del suo popolo.

 

 

 

Foto Adele Statello