Il 25enne siciliano ucciso per una fette di pizza.
di Redazione
Pavia – “Dammi una fetta di pizza”. Da questa richiesta, secondo uno dei testimoni ascoltati in questura, è scaturita la lite che ha portato alla morte di Guglielmo Vaccaro, il 25enne di Favara colpito con un cacciavite o un punteruolo a Pavia nella notte tra sabato e domenica da un 16enne nato a Pavia ma di origini egiziane. È rimasto ferito anche uno degli amici di Vaccaro, attualmente in cura al San Matteo.
Le telecamere di sorveglianza hanno registrato l’aggressione fatale nel parcheggio di via Nazario Sauro. Tre ragazzi, tra cui Vaccaro, tutti siciliani, entrano a piedi nel parcheggio reggendo dei cartoni contenenti pizze. Il presunto assassino, secondo la testimonianza di un suo amico, si avvicina e “chiede un pezzo di pizza”. Ricevuto un rifiuto, il 16enne si innervosisce e comincia a discutere con Vaccaro. Sempre secondo la ricostruzione di questo testimone, scoppia una lite che si conclude con l’accoltellamento.
Il minorenne egiziano è stato sottoposto a fermo di polizia dopo un lungo interrogatorio ed è poi stato traferito all’istituto Beccaria a Milano. Per lui l’accusa è di omicidio, mentre i quattro ragazzi che erano con lui, tra cui un altro minorenne, rischiano una denuncia per omissione di soccorso.
Gli avvocati del 16enne hanno fornito una versione dei fatti diversa: “Prima di tutto vogliamo smentire il fatto che il nostro assistito non abbia collaborato con la polizia durante l’interrogatorio. Ha risposto alle domande che gli sono state rivolte e ha spiegato che ha sferrato il colpo dopo essere stato aggredito, insieme ai quattro ragazzi che erano con lui, dagli altri tre giovani”.
Sulla storia della pizza invece c’è concordanza: la colluttazione, secondo quando hanno detto gli avvocati, è nata dal rifiuto di Vaccaro e dei due suoi amici di dare una fetta di pizza appena acquistata ai cinque ragazzi. I legali non hanno voluto fornire dettagli particolari sull’arma: “Non è ancora stata trovata, e comunque riteniamo altamente probabile che si tratti di un coltello”.
Per gli avvocati un punto fondamentale riguarda la ritardata richiesta di soccorsi: quando Vaccaro è stato trasportato al Policlinico San Matteo era in corso l’emorragia che lo ha portato alla morte, nonostante un intervento chirurgico d’urgenza: “Perché non è stato chiamato subito il 118? Quanto ha inciso sulla morte di questo povero ragazzo il ritardo con cui è stato lanciato l’allarme? A fornirci le risposte potrà essere solo l’esito dell’autopsia, che ad oggi non è stata ancora fissata”.
I due avvocati hanno anche ricordato che il 16enne accusato di omicidio in passato è stato a sua volta vittima di violenze: “Quando aveva 13 anni è stato aggredito e ferito da una baby gang in centro a Pavia: un episodio che gli ha procurato ansie e paure, facendogli perdere un anno di scuola. Nel novembre scorso è stato accoltellato al Crosione, finendo in ospedale. La sua famiglia ha sempre cercato di aiutarlo, iscrivendolo a una scuola privata”.
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