di Redazione
Ha giocato come fa il gatto con il topo. Poi, quando la sensazione era che si arrivasse in qualche modo alla fine del consiglio provinciale sul bilancio consuntivo 2006 dell’Aapit, la zampata: prima una sospensione richiesta nel bel mezzo delle dichiarazioni di voto; poi, al rientro in aula, Silvio Galizia (Mpa) si presta al gioco della Casa delle Libertà e, insieme a Salvatore Mandarà (Fi), non rientra in aula. Il numero legale, che era appeso ad un sottilissimo filo, è caduto. Il bilancio dell’Aapit, ancora una volta, non è stato discusso dal consiglio provinciale e non è stato votato. Oggi sarà validato dal silenzio-assenso. Era quello che la CdL voleva ed è quanto ha ottenuto. E’, d’altronde, quello che è stato fatto negli ultimi sei anni.
La zampata del “gatto-CdL” è arrivata alle 20.11, quando i pochissimi consiglieri presenti hanno fatto rientro in aula dopo una sospensione di cui nessuno ha capito le motivazioni. Stranissimo che Galizia, e l’Mpa di conseguenza, si sia prestato a questo gioco, specie dopo aver ripetuto che «si deve arrivare ad una votazione ed i consiglieri devono assumersi le loro responsabilità. E’ grave che in questi anni non si sia votato». La linearità tra dichiarazioni e comportamenti evidentemente non è nel Dna di Galizia e del suo partito. A questo punto è logico chiedersi cosa sia accaduto durante la sospensione per determinare un inversione di rotta e di pensiero a 360° da parte di Galizia. Di certo c’è che Mpa, dopo aver appoggiato Antoci alle elezioni, adesso ha assunto una posizione assai critica verso l’amministrazione per non aver ricevuto nulla, neanche un posto di sottogoverno. Chissà che questo non sia stato promesso nei pochi minuti di sospensione.
Il centrosinistra, da parte sua, paga anche la mancata compattezza. In aula si sono presentati sette degli otto consiglieri dello schieramento. Assente, ancora una volta, Fabio Nicosia (Margherita). E quest’assenza, alla luce dell’esito della seduta consiliare, è risultata determinante. A questo punto, molto più dello strano comportamento di Silvio Galizia. Il centrosinistra, su un argomento che era diventato il suo cavallo di battaglia, ha mostrato crepe nella coesione.
L’unico consigliere della CdL presente (a parte il presidente Sebastiano Failla), Salvatore Mandarà, ha prima chiesto che ci fosse un vero confronto in aula, «altrimenti me ne vado», è stato il suo ammonimento. Così, dopo che tutti i sette consiglieri del centrosinistra hanno fatto il proprio intervento, Mandarà è stato conseguenziale: se n’è andato.
I consiglieri d’opposizione, a seduta conclusa, avevano un diavolo per capello. «Siamo stati presi in giro», ha tuonato la coordinatrice provinciale della Margherita Venerina Padua. E Giovanni Iacono (IdV) ha puntato l’indice sulle «irregolarità commesse dal presidente Failla. Tante irregolarità procedurali da far rizzare i capelli in testa». Tra le altre, aggiunge la Padua, da segnalare quella riguardante la sospensione, «concessa a Mandarà senza aver chiesto nulla al Consiglio. Da sempre, alla Provincia, la richiesta di sospensione è stata messa ai voti. Stavolta non c’è stato chiesto neppure cosa ne pensassimo. Sono esterrefatta da questo comportamento».
Nel merito del consuntivo, che viaggia con un parere negativo del collegio dei revisori, sono entrati i consiglieri d’opposizione, chiedendo conto e ragione di come fossero stati spesi i soldi della collettività. La risposta che hanno ricevuto in continuazione è stata: «Inutile parlare del passato, ormai l’Aapit non c’è più».
La questione consuntivo si chiude a questo punto, con il nulla di fatto nella seduta di ieri. Ma il centrosinistra sembra non aver alcuna intenzione di mollare la presa: «Nei prossimi giorni – annuncia Iacono – ci rivedremo insieme e faremo il punto della situazione. La cosa non finirà qui».
Venerina Padua dà una chiave di lettura finale: «Hanno voluto prenderci in giro. Mi dispiace per i dipendenti provinciali che sono dovuti venire in Provincia sabato e domenica e di questo ho chiesto loro scusa durante il mio intervento, ma la colpa è del presidente: invece di convocare il consiglio per sabato, poteva benissimo prevedere la seduta prima. Anche questo è stato un modo per prendere in giro noi e i cittadini».
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