Così è se volete
di Socrathe
Gianfranco Fini finisce con le spalle al muro? Pare proprio di sì. Dieci parlamentari di Futuro e libertà, 2 senatori e 8 deputati , hanno chiesto il 12 gennaio , formalmente, all’ex camerata Fini le dimissioni da presidente della Camera. Una lettera che contiene una scadenza precisa: dimissioni entro dieci giorni per passare alla guida di FLI. In assenza delle quali, la piccola flotta dei dieci sarebbe pronta a lasciare gli ormeggi dal porto di FLI e salpare alla volta di Silvio, sia alla camera che al Senato. Mossa che provocherebbe l’indebolimento del gruppo futurista a Montecitorio e la scomparsa della compagine autonoma a palazzo Madama. La lettera nascerebbe da un gruppetto di finiani delusi dal comportamento del leader: l’uscita dalla maggioranza, l’antipatia verso Italo Bocchino, chi ne ha più ne metta, e la nascita del terzo polo con Casini e Rutelli. Passi pure il prurito per la dermatite da Bocchino, ma Casini? Per la maggioranza dei futuristi in libertà il bel Pierferdinando è come l’acqua gelata dopo una doccia calda. Morire da democristiani per gli ex di AN sarebbe uno shock termico insopportabile. Casini è come il “cacciatore di frodo”, lascia trappole ovunque vada. La prima l’ha tesa a Fini, che da vice Berlusconi in pectore, col passaggio al terzo polo e tutte le montecarlate fatte, è stato confinato al legittimo e indiscutibile ruolo di reggi moccolo del capo dell’UDC; perché il bel marito della signora Caltagirone, lui, e solo lui! sarà il lider máximo di questa nuova formazione di moderati, camerati e neonati, che alle prossime elezioni politiche dovrebbe (chi ha inventato il condizionale meriterebbe il Nobel!) scippare voti al centrodestra del Cavaliere. Dovrebbe, appunto. Senza i voti del Sud (la liquefazione dell’UDC, di An e di Forza Italia in movimenti meridionalisti scipperà voti a destra e a manca), Casini e Gianfranco (Fini) faranno la fine del topo in littèra (gabbia). E non basteranno i consensi del governatore Lombardo a salvare capra, cavoli e pomodori al terzo pollo delle libertà. Statisticamente parlando. La seconda trappola Pièr la tenderà a Berlusconi. Farà mancare i voti di “pacificazione” al momento della “conta che conta”! Da buon democristiano, certamente. Nel frattempo ci sono i responsabili da sistemare, che pare abbiano raggiunto il numero di 20 alla camera, PID e Ferdinando Latteri incluso. La contropartita? Incarichi prestigiosi per tutte quelle finestre di Governo lasciate aperte dai finiani in fuga. E i posti nell’esecutivo non mancano. Chiamateli responsabili, tanto a Maggio andremo comunque a votare. Così è se volete.
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