Attualità
|
11/06/2007 06:43

Gianni Battaglia: non è colpa mia

di Redazione

Il senatore Battaglia non nasconde l’amarezza. «Il linciaggio politico? Forse chi lo ha attuato avrebbe potuto attendere, prima di pronunciarsi, i risultati delle elezioni in tutta Italia, sia dove già si è votato, quanto dove si voterà ancora. La quasi totalità delle dichiarazioni lette sulla debacle del nostro schieramento hanno peccato di un sano provincialismo.
Con i soliti preconcetti strumentali, è stato messo in evidenza il calo dei votanti a Ragusa, come se ciò non fosse accaduto un po’ in tutta Italia. A nessuno è venuto in mente di guardare oltre, di dare una risposta più politica a quanto accaduto, tutti hanno voluto mettere la sconfitta a carico di qualcuno, ossia il sottoscritto. Ma quando si fanno le analisi si leggono i giornali nazionali, si studia un po’, ci si rende conto di quello che sta accadendo al centrosinistra nel nostro Paese? Abbiamo avuto un duplice impatto negativo. Da un lato, il nostro elettorato si è sentito in parte ingannato, in parte disilluso, dalla politica del Governo nazionale. Dall’altro, questa sconfitta, per l’area iblea, è stato il frutto di una litigiosità che non si riesce ad estirpare, non si riesce mai a presentare una coalizione unita nell’area iblea. C’è sempre qualcuno che la rompe. E quando mai sono stati i Ds a rompere le coalizioni?».
Cosa vuol dire? «Che abbiamo subito, atteggiamenti assolutamente inqualificabili, non positivi da parte del gruppo dirigente che oggi guida la Margherita di Ragusa e che, un tempo, era alla guida del Ppi. La storia lo dimostra. Nel ’94 fu candidato Giorgio Massari in alternativa al nostro candidato, Giorgio Chessari.
Quest’ultimo poi vinse. Nel ’96 si tentò di fare un accordo con l’allora Ppi, ma non ne venne fuori alcunchè. Nel ’98, addirittura, non riuscimmo a stringere l’alleanza per sostenere il sindaco uscente, Chessari. Come se non bastasse, nel ’96 candidiamo alla Camera Angelo Di Natale all’uninominale, spira il vento dell’Ulivo in tutta Italia, e il Ppi dichiara che si sarebbe impegnato solo per il proporzionale, senza assicurare sostegno al candidato di coalizione. Nel ’94, Giuseppe Barone è il nostro candidato alla presidenza della Provincia, ed anche in questo caso viene a mancare l’apporto del Ppi e non ce la facciamo per una manciata di voti. A distanza di anni, riusciamo a recuperare il rapporto con la Margherita e ci sfuggono i partiti minori che lanciano dure accuse all’indirizzo dei rutelliani.
Chi è che deve fare autocritica? I responsabili della rottura non sono mai stati i Ds».
E la vicenda Solarino, quanto ha influito nella debacle elettorale dei giorni scorsi? «Per favore basta, con questo caso Solarino. E’ stata una vicenda dolorosa, soprattutto per me, che ho creduto in quella prospettiva, mi sono sovraesposto e sovraimpegnato per raggiungere l’obiettivo, per ben due anni mi sono dovuto sorbire le critiche della stampa e della gente senza che nessuno, tra i dirigenti del centrosinistra, sentisse il bisogno di esprimere un minimo di solidarietà nei confronti del sottoscritto. Ho lavorato sino alla fine per fare in modo che quella realtà non crollasse. Ho dovuto prendere atto, però, che non c’era alcunché da fare. E se quella vicenda, come si sostiene, ha avuto un peso, lo avrebbe avuto a maggior ragione anche nelle Comunali del 2006. Ricordo, invece, che in quelle elezioni i Ds sono diventati il primo partito della città. E allora, il caso Solarino ha influenzato gli ultimi risultati deludenti di Comiso e Vittoria? E perché non quelli di Belluno e Vercelli? Ripeto che spesso non giova guardare ad occhio nudo ciò che accade. Occorrono analisi più serie, approfondite. Spesso, ad esempio, non si tiene conto dell’avversario. Come se in questa partita elettorale non ci fossero anche gli altri. Ed, invece, ci sono stati con un presidente uscente, che di norma ha un vantaggio obiettivo, contro il quale non mi pare ci sia stata una grande opposizione (e rispondo a Paolo Roccuzzo) e non mi pare che ci sia neppure adesso nonostante la Giunta sia già al terzo rimpasto ancor prima di cominciare. Sono solo io il parlamentare del centrosinistra, mentre dall’altra parte ce ne sono cinque. Per non parlare di chi governa la Sanità, l’Iacp, gli altri sottogoverni. Ovviamente tutto è da comprendere nella partita elettorale».