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04/04/2026 15:20

Giardini Naxos, riemergono i cerchi nella roccia

Si tratta di vecchie cave per l’estrazione di macine di mulino.

di Redazione

Giardini Naxos, Messina – Il mare restituisce tracce del passato lungo la costa di Giardini Naxos. Nelle ultime settimane sono riemersi i caratteristici cerchi incastonati nella roccia, visibili nuovamente grazie all’azione delle correnti e del moto ondoso. Le immagini, condivise su Facebook e Instagram, hanno riacceso la curiosità ma anche la memoria tra i residenti.

Si tratta di vecchie cave per l’estrazione di macine di mulino. Siti simili sono stati individuati anche lungo il litorale di Letojanni, nella frazione Fondaco Parrino, e a Mazzarò, nel territorio di Taormina, dove affiorano lembi di conglomerato bianco-grigio e marrone-rosso.

Si tratta di una sabbia cementata di formazione relativamente recente, il cosiddetto beach rock, formatosi tra i 6mila e i 10mila anni fa. È una roccia composta da elementi che vanno dalla sabbia ai ciottoli medi e affiora tipicamente lungo i litorali. Proprio questa composizione la rendeva ideale per la produzione delle macine. Era un’ottima pietra per macinare il grano perché la sua struttura permetteva ai chicchi di incastrarsi. Il fondale marino, una volta emerso, è stato sfruttato come cava: le macine venivano estratte direttamente in loco e poi lavorate»

I fori circolari visibili oggi, spesso interpretati in passato come vasche per pesci o anguille, sono in realtà le tracce di questa attività. Si tratta di circa cinquanta cavità, con diametri variabili e spessori rilevanti. Alcune arrivano fino a due metri, come quelle davanti alla chiesa di Santa Grazia. L’estrazione avveniva con tecniche relativamente semplici ma efficaci. Si utilizzavano picconi, pale e cunei di legno per separare fisicamente le macine dal banco roccioso. Nonostante la facilità di lavorazione, si trattava comunque di blocchi dal peso di diverse tonnellate.

La vicinanza al mare rappresentava un vantaggio logistico fondamentale. Essendo a ridosso della costa le macine venivano facilmente trasportate via mare, probabilmente anche per la vendita». Dal punto di vista cronologico, le cave sarebbero relativamente recenti. Risalgono dal Settecento in poi, in linea con i mulini ad acqua presenti nella zona di Mitogio, che utilizzavano macine simili. Questi impianti erano alla base dell’economia locale. Nelle valli dell’Alcantara e del Simeto erano presenti decine di mulini che sfruttavano la forza dell’acqua per azionare due macine sovrapposte. Dallo sfregamento si otteneva la macinazione di grano e altri cereali.

Con l’avvento dell’energia elettrica, però, questo sistema è progressivamente scomparso.