Cultura
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20/01/2008 18:19

Gino Guida, contestatore insieme a Guccione

di Redazione

Roma, 19 gen. – La Galleria Lombardi ospita da oggi al 2 febbraio una personale del Maestro Gino Guida. La mostra si concentra prevalentemente su dipinti realizzati dall’artista nel 2007. Fra le opere risaltano: “Il prato rosso” (m. 1 x 2), “Di notte verso Roma” (m. 1 x 2), due opere sul tema dell’alluvione (m. 1,30 x 1,10) e “Gaia, pianeta vivente” (cm. 80 x 120).
Gino Guida, uno dei grandi maestri dell’arte contemporanea, puo’ essere considerato l’epigono di quel gruppo di artisti che negli anni ‘60 formarono un forte sodalizio culturale e intellettuale e che si opposero con tenacia all’informale allora dominante.

Sono anni di forti provocazioni. La pattuglia di contestatori animata da Piero Guccione, Ennio Calabria, Aldo Turchiaro, Gino Guida, Lorenzo Tornabuoni, Carlo Quattrucci, trova poi base sistematica nella mitica Galleria La Nuova Pesa, protagonista della vita artistica italiana di quegli anni, che si trasformo’ nel loro cenacolo.

Nel 1965 il Maestro e’ quindi tra i fondatori del collettivo “Il Girasole” che in capo a 6 mesi si trasformo’ in una galleria e che lo consacro’ fra gli artisti piu’ in vista del momento non solo in Italia ma anche all’estero. “I luoghi che Guida rappresenta – scrive Iva Mitrano presentando la mostra che si inaugura oggi – sono paesaggi svuotati. Luoghi ritrovati, re-inventati. Dalla percezione visiva del reale l’attenzione si sposta sugli echi interni che quella percezione produce e che trovano espressione nelle bande di colore o negli addensamenti geometrici che caratterizzano l’immagine, nonche’ nella scelta di cromie che attirano o respingono lo sguardo e, soprattutto, nella stesura del pigmento sulla tela come segno capace di restituire al vuoto densita’ fisica.

L’altrove diventa il “qui ed ora”. E nell’ordine spaziale, ben scandito da un ritmo endogeno alla dimensione dello spazio-tempo ritrovato, si avvertono le tensioni taciute, ma vive nell’opera, del vuoto che si fa presenza e le contraddizioni del gesto che da un lato si fa sedurre dalle suggestioni dell’oggetto re-incontrato, dall’altro cerca invece un rigore mentale necessario a superare ogni possibile compiacimento estetico per restituire i caratteri fondanti di quella nuova realta’, dove l’unico elemento naturalistico rimane la linea dell’orizzonte che taglia la superficie. Le tensioni sono tanto piu’ evidenti, quanto piu’ si avverte che la pittura di Guida non esprime il sentimento della natura. Non c’e’ partecipazione lirica. L’artista si relaziona al luogo, sia esso familiare o sconosciuto, su un piano mentale, ma non c’e’ fuga dal reale. Non c’e’ perdita del luogo, ma un modo di riproporlo fissandone l’orizzonte e, al contempo, dilatandolo fino a dare forma ad un altrove che solo la distanza dalle cose consente di vivere. Mantenere questa distanza, trovare una sorta di neutralita’ o di vuoto senza che questa condizione determini la perdita del vissuto, rende la sua pittura scevra da una soggettivita’ invadente e tuttavia partecipe di quei segni matericiche figurano nelle opere. Segni che costituiscono, di fatto, la sintassi di un’iconografia del vuoto che connota fortemente la sua arte.