L'intervista
di Vittoria Terranova
Pozzallo – Giorgio Coppa, 24 anni, il più giovane dei pozzallesi a bordo dell’Asso 22, il rimorchiatore trattenuto per 34 giorni in Libia dai miliziani di Gheddafi.
E’ finito un incubo?
“Finalmente si, è finito un incubo. Non credevo più che saremmo tornati alla normalità perchè, anche se fisicamente non ci hanno fatto del male, psicologicamente eravamo, e siamo, distrutti. Vivere giorno dopo giorno con la paura che tutto potesse finire, di non poter rivedere i miei cari, di non poter rifare le cose che faccio normalmente…E’ stata veramente dura.”
Facciamo un passo indietro. Cosa è successo a Tripoli?
In realtà tutto è iniziato a Melita. Noi a tripoli ci siamo andati con la forza. I militari si sono presentati giorno 17 Marzo a Melita.
Quale genere di servizio svolgevate lì?
Ci trovavamo in Libia dall’8 Febbraio. Eravamo entrati in contratto con una società che gestisce le raffinerie di Melita. Noi facevamo un lavoro di tiro alle petroliere che andavano là a caricare; facevamo
Torniamo al 17 marzo…
“Quella sera si sono presentati alle 22:30 a luci spente con una lancia della base. Erano in 10 o 12, non ricordo. Hanno abbordato la nave cercando di salire a bordo e chiedendo di parlare con il comandante. Sono saliti e inizialmente non hanno detto neanche una parola; hanno iniziato a guardare la console per le manovre, tutto quello che serviva per fare muovere la nave.”
Avete cercato di difendervi da questo “attacco”?
“Difenderci era impossibile perchè ogni nostra azione di forza avrebbe potuto compromettere la vita di tutti noi. Dopo qualche attimo di perplessità abbiamo lanciato un allarme di security direttamente al Ministero della Difesa senza fare intuire niente a bordo. Loro non parlavano, giravano per la nave, ci chiedevano solo se c’erano dei libici a bordo. Eravamo confusi e abbiamo pensato di tutto e di piu’…. “
Erano tutti armati?
“Tutti tranne due o tre di cui uno che in seguito abbiamo saputo essere il secondo responsabile della base militare di Melita.”
Come si sono presentati?
“Inizialmente non si sono presentati. Dopo circa mezz’ora, sempre senza presentarsi, hanno detto che bisognava andare a Tripoli, ma non sapevamo per cosa. Per perdere tempo abbiamo richiesto una comunicazione scritta dalla base ma loro si sono arrabbiati e hanno detto che dovevamo dirigerci a Tripoli anche senza comunicazioni ufficiali. Solo in seguito tramite vhf dalla base ci hanno autorizzati ad andare a Tripoli per caricare non so cosa…..Già noi avevamo capito che la situazione non era chiara assolutamente.”
La situazione non era chiara perchè intanto a Tripoli era ed è in atto una guerra. Ma come mai eravate ancora in libia?
“Bella domanda. Non dovresti fare a me questa domanda. Io sono un semplice lavoratore che vuole guadagnarsi da vivere ma c’è chi alle mie spalle guadagna i miliardi. A loro andrebbe rivolta questa domanda. Anzi, gliela faccio io: come mai eravamo ancora li?”
Tu che risposta ti sei dato?
“Secondo me, per loro, i soldi sono più importanti della vita di undici persone.”
L’armatore vi aveva messo al corrente dei rischi che correvate?
“Circa 10 giorni prima avevamo ricevuto una comunicazione ufficiale della società perchè le acque libiche non erano sicure e quindi dovevamo andare via, stavamo partendo per Malta come tutte le barche che si trovavano in Libia ma- e non posso darlo per certo- quando il noleggiatore libico ha minacciato la società di rompere il contratto … allora l’allarme è rientrato. Evidentemente il contratto era più importante della nostra vita. “
Come siete stati trattati a bordo?
“Sin dall’inizio non ci hanno fatto del male fisico: anche per prendere un caffè, con il fucile in mano, ci chiedevano per favore.
Cosa pensavate in quei giorni?
“Pensavavo che tutto finisse, soprattutto quando uscivamo in mare non si sa per fare cosa. Ogni volta che si avvicinava un elicottero, una nave militare visibile sui radar si alzavano in piedi, si mettevano a gridare, si preparavano all’attacco. Poi la notte eravamo a fianco alla contraerea…..”
Vi hanno sempre permesso di comunicare con le famiglie, con l’armatore.?
“Non ci hanno tolto i cellulari ma ci hanno consigliato di non chiamare nessuno per la loro e la nostra sicurezza. Per fortuna l’Asso Ventidue è l’unica nave con internet a bordo e così in cabina riuscivamo a tenerci in contatto con qualcuno”.
Ti imbarcherai nuovamente?
“Risalire su una nave sarà traumatico. Intanto sono a casa per dimenticare. Per il momento rispondo no.”
Secondo te com’è stata gestita la vostra vicenda dall’unità di crisi, dal governo italiano?
“Io non so di segreto cosa hanno fatto e come hanno lavorato ma non ho vissuto bene alcune dichiarazioni…mentre eravamo in mano a Gheddafi, Frattini ha dichiarato: il mio unico interlocutore con la Libia è il CNT o Gheddafi deve pagare per quello che ha fatto…
Dunque, eravate al corrente di queste dichiarazioni?
“Si, tramite i giornali on line. Infatti il giorno della liberazione, per certi versi, è stato il più brutto. Gheddafi aveva dichiarato che l’Italia doveva pentirsi dell’intervento in Libia, che doveva piangere per quanto fatto. Già l’umore a bordo era ai minimi livelli. Ci siamo scoraggiati a sentire le dichiarazioni del Governo. Poi la sera sono arrivati e ci hanno detto che eravamo liberi.”
Secondo te, perchè vi hanno trattenuti e poi perchè vi hanno lasciati andare anche se la guerra non è finita?
“Inizialemte pensavamo di fare da scudo per proteggere il porto di Tripoli ma in realtà non è ancora chiaro il perchè…..”
Di questa esperienza, Giorgio conserva anche una foto in particolare…..
“Ho fatto una foto, l’unica, dopo che è partito accidentalmente un colpo di proiettile a un militare libico. A uno di loro stava scivolando un fucile e per recuperarlo è partito un colpo che ha bucato la parte superiore del ponte finendo nella console. Fortunatamente ci trovavamo dalla parte opposta della nave ma se stavamo sotto ci scappava sicuro il morto. Potevamo morire anche involontariamente perchè loro giocavano con i fucili. “
Da chi ricevevano ordini?
“Non è chiaro ma a bordo qualche “comandante” è salito. Una volta uno ci ha detto che l’Italia aveva strappato il contratto con la Libia e che sulla nave ci sarebbe stato un nuovo equipaggio con un nuovo Comandante”.
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