di Redazione
I dati di scenario revisionale al 2011 elaborati da Unioncamere insieme a Prometeia valgono in modo efficace a riportare nella giusta luce, che non può più essere semplicisticamente ottimista, la condizione economica della provincia di Ragusa e la sua collocazione nel quadro dell’economia regionale, del Mezzogiorno e del Paese. E’ emerso venerdì mattina in occasione dell’edizione 2008 della Giornata dell’economia promossa dalla Camcom. Ad illustrare i contenuti del report il presidente dell’ente camerale, Giuseppe Tumino, e, più in dettaglio, il segretario generale, Carmelo Arezzo. I tassi di crescita medi annui registrati nell’economia della provincia di Ra gusa nel periodo 2002-2004 sono stati di 1,4% nel valore aggiunto e di 1,3% nell’occupazione; nell’analogo triennio di riferimento il tasso di crescita medio annuo in Sicilia si evidenziava negativo con -0,2% nel valore aggiunto, sostanzialmente indifferente con un valore di 0,0% nell’occupazione, mentre nel Mezzogiorno la crescita annua del valore aggiunto presentava il valore di 0,2% e quella dell’occupazione il dato di 0,3%, ed in Italia gli stessi dati davano 0,7% nel valore aggiunto e 0,8% nell’occupazione. In quegli anni quindi, come in varie sedi evidenziato, la provincia di Ragusa viveva il suo momento esaltante di sviluppo e di crescita. Alla fine dello stesso periodo, l’incidenza delle esportazioni sul valore aggiunto provinciale (unico elemento di non particolare valenza positiva rispetto al complessivo dinamismo dell’economia provinciale) era del 3,5%, laddove lo stesso dato in Sicilia era dell’8,6%, nel Mezzogiorno del 10,9% e in Italia del 23,6%. Sulla scorta di questa evoluzione storica dei dati presi in esame, ecco che gli scenari previsionali per l’economia della provincia rimandano ad un valore aggiunto per abitante alla fine del periodo 2008-2011 di 13,8 ed un valore aggiunto per occupato di 37. Questi indicatori dicono con chiarezza che la situazione economica della provincia arretra in modo significativo e non lascia presagire nulla di buono per i prossimi anni. Se si mantengono alcune posizioni comunque mediamente confortevoli è perché si partiva da posizioni di rilievo che facevano (ed in parte fanno ancora) la realtà imprenditoriale e socio-economica della provincia una realtà di particolare livello. Nonostante infatti lo scenario di crisi che si sta aprendo all’orizzonte per cause e fenomeni che si collegano a realtà anche estranee al nostro scenario, le previsioni per il 2008-2011 elaborate da Unioncamere e Prometeia danno per la Sicilia, per il Mezzogiorno, per l’Italia risultati migliori rispetto a quelli previsti per la provincia. Il valore aggiunto per abitante dovrebbe andare al 2011 per la Sicilia a 13,0, e per occupato a 41,2, mentre nel Mezzogiorno gli stessi indicatori dovrebbero attestarsi su 13,4 per abitante e 39,8 per occupato, e in Italia su 20,2 per abitante e 47,0 per occupato. Anche l’analisi dei tassi di crescita media annua per il periodo 2008-2011 non è argomento particolarmente confortante per la nostra realtà. Il valore aggiunto crescerà di 0,5 e l’occupazione di 0,1, così che alla fine del periodo, nel 2011, dovremmo mantenere un tasso del 5,8 delle esportazioni sul valore aggiunto, un tasso di occupazione del 36,1%, uno di disoccupazione del 7,1% ed uno di attività del 38,8%, tutti indicatori complessivamente non drammatici, ma che si colorano di ombre e di buio se messi a confronto, tenendo conto dei dati di partenza, con gli stessi dati previsti per la Sicilia e nel Mezzogiorno, con un valore aggiunto che crescerà mediamente ogni anno dell’1,1%.
© Riproduzione riservata