Cultura
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29/03/2008 16:08

Giornate di Primavera: Il Fai sceglie Chiafura

di Redazione

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L’aggrottato di Chiafura, abitato per mille anni, fino al 1959, scelto dal Fondo Ambiente Italiano per le Giornate di Primavera 2008.
Centoquaranta studenti, delle sezioni classica, scientifica e turistica del Liceo Cataudella, più gli alunni della media Lipparini-Miccichè. Sono i ciceroni che sabato 5 e domenica 6 aprile guideranno i turisti attraverso il primo livello delle grotte di Chiafura, i cui percorsi sono stati recuperati attraverso un finanziamento ottenuto dall’Unione Europea e quasi portato a termine dal Comune di Scicli. A illustrare il programma, che prevede un convegno il giorno prima, il 4 aprile, cui parteciperanno illustri ricercatori e docenti dell’Università di Catania, la professoressa Rosalba Bellassai Vindigni, che ha alacremente lavorato in questi mesi, insieme al gruppo Fai di Scicli, al progetto di riscoperta del quartiere trogloditico.
Racconta uno degli ultimi abitanti di quelle grotte, il dottor Gaetano Mormina: “Erano specie di caverne, senza intonaco e con pavimenti di roccia. Le grotte erano umide, fredde, annerite dal fumo della “tannura”, specie di cucina fatta da due pietre parallele con due ferri messi trasversalmente. C’era anche il forno di pietra, costruito dentro la grotta o vicino ad essa. In alcuni casi vi erano delle gallerie che penetravano nella montagna, attraversandola per decine di metri, dove era facile trovare stalattiti o stalagmiti di pietra. Quando la grotta non bastava più per accogliere la famiglia che diventava numerosa, si scavava la parete per ricavare spazi nuovi dove sistemare i figli. Alcune entrate nelle grotte erano scavate direttamente nella roccia; altre, la maggioranza, avevano dei muri a secco davanti alle caverne; donde il nome di “cavernicoli” agli abitanti di Chiafura, che erano circa sei mila all’inizio del secolo. Per arrivare alle grotte bisognava percorrere dei sentieri con scalinate, fiancheggiati da muri a secco. Le famose lenze si trovavano nella fiancata della cava di San Bartolomeo che guarda verso la collina della Croce. Erano dei sentieri lungo i quali si poteva accedere alle varie grotte alcune delle quali si affacciavano in un recinto di pietra, dove si trovavano fichi d’india ed alberi di fico, agavi e capperi disseminati nelle rocce. Sopra la porta di accesso alle grotte si trovavano dei raccoglitori d’acqua. Questa struttura si trovava nelle lenze più basse, vicino alla cava. Chiafura era abitata da gente povera, che diventava più povera verso le lenze più in alto”.