Giudiziaria Ragusa

Acate, verso l’interrogazione parlamentare su Daouda Diane

La scomparsa del 37enne diventa un caso politico: il punto sull’inchiesta della procura

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2022/acate-verso-l-interrogazione-parlamentare-su-daouda-diane-500.jpg Acate, verso l’interrogazione parlamentare su Daouda Diane

 Acate – “Le istituzioni italiane, a tutti i livelli, devono dare risposte sulla sorte di un lavoratore e padre di famiglia scomparso misteriosamente nel nulla dopo aver denunciato, per altro, difficili e ignobili condizioni di lavoro – dice Simona Suriano, deputata del gruppo ManifestA -. Ho chiesto ufficialmente un incontro al prefetto di Ragusa e sto predisponendo un’interrogazione parlamentare per chiedere anche ai ministri competenti lumi sulla vicenda: non possiamo ignorare quella che sembra essere una tragedia sul lavoro e che fa, purtroppo, presagire il peggio”. Da caso di cronaca, la sparizione di Daouda Diane ha assunto i contorni della questione politica. Anche la terza manifestazione tenuta nel capoluogo ibleo venerdì - nel giorno in cui il 37enne ivoriano avrebbe dovuto prendere l’aereo pagato 600 euro e tornare in Costa d’Avorio da moglie e figlio di 8 anni – si è tinta di rivendicazioni sociali, allargandosi dalla richiesta di verità e giustizia sulla scomparsa dell’uomo alla denuncia delle precarie condizioni lavorative di quelli che Ragusanews definì i nuovi schiavi del XXI secolo. Ne vediamo un momento nel post della Usb in fondo.

Come i precedenti cortei, la maggior parte dei circa 200 dimostranti era composta da migranti. "Vivo o morto, dateci Daouda” hanno gridato. “Polizia dove sei? Carabinieri dove sei? Procura dove sei?”. Ma anche istituzioni, sindacati confederali, cittadini italiani: dove erano mentre venivano scanditi quegli slogan, al mare? In realtà la prefettura, che coordina che le ricerche di tutte le forze dell’ordine, sostiene di essersi data da fare, a terra coi cani e dal cielo coi droni. Ma le telecamere? Spesso risolvono questi gialli e avrebbero potuto riprendere parte del tragitto percorso dall’africano. Non sono mai state nominate: gli investigatori le hanno viste senza che sia venuto a galla niente, o non esistono proprio lungo quel tratto? L’attenzione mediatica sollevata, tuttavia, lascerebbe escludere l’accusa che l’inchiesta sia stata condotta finora con la mano sinistra. Gianmarco Longo, titolare della SGV Calcestruzzi - dove Daouda si era recato chiedendo di poter dare una mano per guadagnare qualcosa e dove fu visto per l’ultima volta - non era presente quel giorno ma i dipendenti gli hanno riferito che l’immigrato era andato via dopo un’ora e mezzo di lavoro, intorno a mezzogiorno.

Che non fosse un lavoratore fisso dell’azienda è stato confermato dall’Ispettorato nazionale del lavoro: si occupava solo saltuariamente delle pulizie e infatti nel primo video – che alleghiamo in coda – ha una scopa in mano. In un secondo compare invece dentro una betoniera e stavolta ha in mano un martello pneumatico: «Non era suo compito lavorare lì né usare quella strumentazione - afferma Longo -, non so perché abbia fatto quel video». Un filmato girato in solitaria, a quanto pare eludendo la sorveglianza, tornando forse nel cantiere quando gli altri operai erano in pausa pranzo. Un po’ poco, comunque, per una “condanna a morte”. Possibile che sia bastato un generico filmato di denuncia, di pochi secondi e in cui parla francese, per una spedizione punitiva? Tra l’altro i carabinieri hanno ispezionato l’azienda e avranno sicuramente visionato eventuali telecamere di videosorveglianza: non è emerso niente di niente e questo scarta l’idea che lì dentro possa essere avvenuto qualcosa. Anche perché, si vede nelle immagini, non c’era anima viva.

Anzi, come sostengono gli avvocati, la SGV è una ditta modello, che applica regolari contratti e si è comportata benevolmente verso uno straniero concedendogli, pur non occorrendo, di dare una spazzata al cortile in cambio di una mancia. Di più: Longo afferma che anche dall’azienda hanno provato a contattarlo, per chiedergli se fosse stato disponibile a lavorare anche nel weekend successivo, «ma non ha mai risposto». Dunque il rapporto, piano piano, poteva ingranare e diventare più stabile: nel frattempo pretendere un contratto, per un paio di ore un weekend ogni tanto, non è nella realtà delle cose. Quei video, pieni di rancore apparentemente ingiustificato e che hanno catturato tanti titoli, probabilmente non c’entrano nulla. Il “brutto incontro”, Daouda, deve averlo fatto per forza dopo. E per altri motivi. Magari la sera o di notte; se non proprio il giorno dopo, domenica 3 luglio. La denuncia di scomparsa da parte dell’Usb è arrivata infatti lunedì 4, quando non si è presentato al centro Medintegra di Acate dove lavora come mediatore e operatore, appunto, notturno.

Tra Acate e il cementificio sarà al massimo mezzora a piedi: 15 minuti per attraversare il paese dal castello al convento, altrettanti per recarsi al cementificio. Chi può aver incontrato lungo la via quel maledetto e assolato sabato pomeriggio? Cosa può essere successo in mezzora? E soprattutto, chi poteva avercela così tanto con lui e per quale ragione? Poco prima della scomparsa Daouda ha chiamato la moglie Awa, dicendole che stava per inviarle dei soldi. “Mi aveva telefonato, poi non abbiamo saputo più nulla - dice la donna -. Era euforico all’idea di rivedere me e suo figlio dopo 5 anni”. Nella sua stanza perquisita, oltre al biglietto, c’erano anche tutti i vestiti e i borsoni. Dunque, in un ipotetico allontanamento volontario, non avrebbe portato con sé neanche un cambio. Ma, anche in questa eventualità, da allora il suo volto è apparso così tanto sui media locali che avrebbe dovuto giungere qualche segnalazione di avvistamento. L’alternativa a una fuga irrazionale è il malore improvviso, ma il corpo non avrebbe avuto ragione di essere nascosto.

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Oppure un incidente, magari stradale, in cui è stato messo sotto da qualcuno che si è sbarazzato in fretta e furia del morto; ma anche in questo caso i carabinieri avrebbero trovato, se non il cadavere, almeno qualche traccia di un impatto sull’asfalto. E infine l’omicidio. Non sono rari i casi in cui i resti di persone uccise o scomparse all’improvviso vengono ritrovati, per caso, anni e perfino decenni dopo. Ma in un delitto chiaramente d’impeto, dopo oltre 3 settimane di ricerche, avrebbe dovuto saltare fuori un barlume di pista, un piccolo reperto, un’orma di pista investigativa. Difficile immaginare un delitto perfetto per un povero e innocuo migrante, studiato da killer professionisti nei particolari: un’azione fulminea, con un morto nascosto talmente bene e così in poco tempo da far volatilizzare Daouda, lasciando gli investigatori a brancolare nel buio. Un’ultima domanda. Per quanto ancora conviene continuare a battere le stesse zone? Non potrebbe esser stato caricato su un’auto o un furgone e portato in un’altra area? Troppe cose continuano a non tornare, oltre a Daouda.


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