Giudiziaria L’inchiesta

Il boss mafioso senza green pass fatto scendere e travolto da un treno

Malore o incidente, la tragica fine di Salvatore Di Gangi non c’entra coi suoi loschi traffici

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/29-11-2021/il-boss-mafioso-senza-green-pass-fatto-scendere-e-travolto-da-un-treno-500.jpg Il boss mafioso senza green pass fatto scendere e travolto da un treno

 Palermo - Un malore o uno sfortunato incidente. Sono queste le due piste che investigatori e inquirenti di Genova stanno battendo per ricostruire gli ultimi momenti di vita di Salvatore Di Gangi, 79 anni (foto), fedelissimo di Toto Riina e fino a venerdì in carcere ad Asti, dove avrebbe dovuto scontare 17 anni per associazione mafiosa. Per lui però le porte della cella si sono aperte prima: per i giudici della Corte d’appello di Palermo, le sue condizioni di salute erano incompatibili con una vita dietro le sbarre. Anziano e diabetico, da qualche tempo l’uomo era anche affetto da deficit cognitivi e amnesie. Per questo gli erano stati concessi i domiciliari nella sua casa di Sciacca, che era stato autorizzato a raggiungere autonomamente.

Ed è lì che Di Gangi si stava dirigendo quando è stato obbligato a scendere a Genova, perché beccato a bordo senza green pass. Le telecamere lo inquadrano mentre confuso e spaesato si aggira in stazione attorno a mezzanotte, poi lo si vede lentamente imboccare a piedi una galleria. È lì che sarebbe stato travolto da un treno merci. Dai primi rilievi, non si sarebbe trattato di un impatto frontale. Al contrario, i tecnici non escludono che l'uomo sia stato solo sfiorato o che sia stato addirittura un malore a sorprenderlo. Risposte che potrà darle solo l’autopsia.

Il suo nome era riapparso a ottobre nell'indagine sul resort di lusso Torre Macauda, ritenuto di fatto di proprietà dello storico padrino corleonese. Un’inchiesta complessa, che ha portato a 8 avvisi di garanzia, di cui si era occupata anche Ragusanews: secondo la Dda siciliana Di Gangi, insieme al figlio Alessandro, sarebbe stato il veri proprietario del villaggio turistico agrigentino, sommerso dai debiti. Per questo i pm avevano effettuato recentemente una perquisizione nella sua cella. Un giro vorticoso di denaro, scatole cinesi, imprenditori compiacenti e sullo sfondo la complicità di un dirigente di banca che avrebbe rilasciato una quietanza per un pagamento di 8 milioni avendone ricevuti solo 4. Ma questa sembra essere un’altra storia.


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