Giudiziaria Palermo

Lo strano caso Cavallotti: non sono mafiosi, ma gli confiscano tutto

Il calvario giudiziario dei tre fratelli re del metano, lungo 23 anni, finisce davanti alla Corte Ue

Lo strano caso Cavallotti: non sono mafiosi, ma gli confiscano tutto

 Palermo - Arrestati in un blitz antimafia nel 1998 i tre fratelli Cavallotti, "re del metano", vengono assolti con formula piena nel 2010 con sentenza passata in giudicato. L'accusa era quella di essere vicini all'allora boss latitante Bernardo Provenzano. Due anni e mezzo di carcerazione preventiva dopo, l'assoluzione in primo grado perché il fatto non sussiste: la famiglia Cavallotti pagava il pizzo a Cosa Nostra, ma non aveva ottenuto favori negli appalti pubblici.

A fine 2010 il proscioglimento finale della Cassazione, ma l'anno seguente i giudici palermitani  emettono ugualmente un decreto di confisca di tutti i loro beni, che diventa definitiva nel 2015. "Hanno ritenuto che il nostro patrimonio fosse frutto di un reato, per il quale però eravamo stati assolti" spiega a Fanpage Pietro Cavallotti (foto). Nel 2017 è arrivato pure lo sfratto: ora si sono appellati alla Corte europea per riavere indietro tutto, "soprattutto le nostre case" aggiunge Pietro. 


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