Giudiziaria Vittoria

Mafia: clan nel vittoriese, chieste condanne per 180 anni

Il pubblico ministero ha indicato Gian Battista 'Titta' Ventura, come promotore, con recidiva e continuazione, per associazione mafiosa e tentata estorsione

Mafia: clan nel vittoriese, chieste condanne per 180 anni

Vittoria - Il pubblico ministero presso la direzione distrettuale antimafia, Raffaella Vinciguerra, al termine della sua requisitoria, ha chiesto pene per 180 anni di carcere per i componenti di un clan nel Ragusano. In tre ore la pm ha ripercorso, imputato per imputato, le fonti di prova a sostegno della tesi dell'accusa, tra intercettazioni puntuali, riscontri con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e incrocio dei dati.

Il processo nasce da un'inchiesta coordinata dalla Dda di Catania e portata a termine dalla Squadra Mobile della polizia di Stato e dal nucleo investigativo del comando provinciale dell'Arma di Ragusa nel settembre 2017.
La procura distrettuale antimafia ritenne di avere individuato i componenti di un'associazione mafiosa, riferibile al clan 'stiddaro' dei Carbonaro/Dominante, che si sarebbe imposta a Vittoria e a Comiso, nel Ragusano, tramite un gruppo che secondo gli inquirenti era riferibile alla famiglia Ventura.
L'associazione armata avrebbe avuto come finalità estorsioni, recupero crediti e controllo delle attività economiche anche attraverso l'intestazione fittizia dei beni.

Il pubblico ministero ha indicato Gian Battista 'Titta' Ventura, come promotore, con recidiva e continuazione, per associazione mafiosa e tentata estorsione a una ditta di lavorazione di prodotti ortofrutticoli, e ha chiesto la condanna a 21 anni; Filippo Ventura (fratello di 'Titta', come promotore, con recidiva e continuazione, per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, richiesti 18 anni; chiesti 16 anni ciascuno per Salvatore Macca, con recidiva e continuazione, per associazione mafiosa e per una tentata estorsione posta in essere ai danni di una ditta di
novimentazione terra e Salvatore Nicotra per associazione mafiosa e la tentata estorsione ai danni di un negoziante.

La richiesta per Rosario Nifosì, per associazione mafiosa, cui è riconosciuto un ruolo di promotore, è stata di 15 anni,mentre ne ha chiesto l'assoluzione per una tentata estorsione e per detenzione e porto d'armi in luogo pubblico (in quest'ultimo caso per insufficienza di prova); per Emanuele Firrisi con recidiva, per associazione mafiosa riferibile al clan Carbonaro-Dominante per l'organizzazione territoriale che operava a Comiso, sono stati chiesti 15 anni; Angelo Ventura (figlio di Titta Ventura) in continuazione, per associazione mafiosa e per la tentata estorsione ad una ditta di prodotti ortofrutticoli, chiesti 14 anni, stessa richiesta, 14 anni anche per Maurizio Cutello, in continuazione, per associazione mafiosa e per tentata estorsione ad una ditta di onoranze funebri; Francesco Giliberto, in continuazione, per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, 13 anni; Maria Cappello (nipote di Gian Battista Ventura) per intestazione fittizia di beni,
chiesti 4 anni.
La pm ha chiesto la condanna a 4 anni ciascuno anche per Salvatore Perucci, Andrea Perucci, Andrea Frasca, Floriana Campagnolo, Claudio Saracino, Tiziana Lizzio, Agostino Glorioso e Salvatore Licitra sempre per intestazione fittizia di beni. Fin qui le richieste di condanna. Vinciguerra ha chiesto, invece, l'assoluzione per insufficienza di prove per Giovanni Spataro, imputato per detenzione di droga e cessione di sostanze stupefacenti ad una persona.
Sempre per insufficienza di prove, chiesta l'assoluzione per Angelo di Stefano, Enzo Rotante, Gaetano Cinquerrui, Giovanni La Terra,per detenzione illegale di armi e porto in luogo pubblico. Assoluzione piena quella chiesta per Vincenzo 'Gino' Ventura per due tentativi di estorsione per i quali è imputato.

Nel corso della requisitoria il pubblico ministero ha dimostrato come l'associazione mafiosa che faceva capo ai Ventura, in base alle prove prese in esame, fosse "radicata, stanziale" e facesse leva su "assoggettamento e omertà", definendola "non una banda di briganti ma 'stiddari' di elevato spessore criminale". Due indagini che partono separatamente, quelle effettuate da Polizia e carabinieri ma che arrivano alle stesse conclusioni e con riscontri che da intercettazioni, eventi, video riprese e testimonianze dei collaboratori di giustizia non lascerebbero dubbi sulla connotazione del gruppo. Vinciguerra ha ripercorso imputato per imputato le richieste estorsive, ha ricordato la capacita' intimidatoria degli esponenti del gruppo, i comportamenti 'tipici' e connotanti come il mantenimento in carcere, la preoccupazione per le intercettazioni, il timore dei 'capi', il ruolo dei reggenti operativi quando Titta e Filippo Ventura erano in carcere e il passo indietro degli stessi quando i due Ventura - che il pm definisce "reggenti manageriali" del clan - tornano liberi. Non una volontà di cambiare vita quella dei Ventura che parlando tra di loro cercano 'gente pulita' per fare affari ma piuttosto, ricostruisce il pm, il tentativo di tenere un basso profilo per non attirare l'attenzione. E lo dimostrerebbe il fatto che imponevano i prodotti delle 'loro' aziende che fornivano imballaggi e confezionamento per ortofrutta e lo facevano al loro prezzo. Già programmate le prossime udienze per le discussioni delle difese, sentenza prevista il 29 giugno.


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