Giudiziaria Catania

Mascalucia, i 5 giorni del delitto che ha sconvolto l'Italia

Le bugie, la confessione, i sospetti: cronistoria di un figlicidio, dal 13 giugno a oggi

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 Mascalucia, Ct - Nel pomeriggio di lunedì 13 giugno scatta l'allarme per la scomparsa di una bambina in provincia di Catania. Si chiama Elena Del Pozzo, ha quasi cinque anni. La madre, Martina Patti, racconta ai carabinieri che la piccola è stata rapita da sconosciuti. Ecco cosa è accaduto da allora.

13 giugno, il finto rapimento. Nel pomeriggio la procura di Catania conferma una notizia che da ore gira sui social network: è scomparsa una bambina. Ai carabinieri di Mascalucia, la mamma racconta che mentre era in macchina a Piano di Tremestieri Etneo con la bambina, tre uomini armati e incappucciati l'hanno portata via.
Tutti ci credono tranne i militari, ma non lo diranno ancora. Nel corso della notte si susseguono gli interrogatori e Martina viene messa sotto torchio in caserma: il suo racconto è inverosimile non ricordando nemmeno il colore della macchina dei presunti sequestratori nè essendoci testimonianze oculari o video del "commando".

14 giugno, la confessione. Martina Patti, esausta, crolla e confessa l'omicidio della figlioletta. E' lei stessa ad accompagnare gli investigatori nel luogo dove è stato seppellito il corpo: un campo incolto lungo via Turati, a poche centinaia di metri dalla casa in cui abitava con la bimba. Gli interrogatori, per la donna, proseguono in carcere.
"Non ero in me" dice ai pm, affermando di non ricordare assolutamente nulla delle circostanze del delitto, tranne che averlo commesso, con un coltello da cucina mai reperito. Nega il movente della gelosia, per la relazione intrecciata dal padre di Elena con un'altra donna a cui aveva fatto conoscere la piccola, e l'aver inscenato il rapimento per far ricadere indirettamente la colpa dell'accaduto su un vecchio processo per rapina affrontato dall'ex, conclusosi con la sua piena assoluzione piena per non aver mai commesso il fatto.

15 giugno, la zappa e il sospetto del complice. "Prima di andare a prendere Elena all'asilo, la madre si è procurata una pala e una zappa e le ha portate dove poi avrebbe commesso il delitto” rivelano i carabinieri contestando la premeditazione, l’occultamento di cadavere e dunque la lucidità di Martina Patti al momento dell’omicidio. Ma era da sola? È uno degli aspetti che gli inquirenti devono approfondire.
Il coltello è sparito nel nulla, inghiottito dal “buco nero” nella memoria della donna, e sembra che in realtà sia proprio la zappa l’arma con cui Elena è stata uccisa: all’aperto dunque, e non dentro casa come ritenuto inizialmente. La difesa chiede una perizia psichiatrica e viene violentemente attaccata da molti cittadini nei commenti alle notizie online.

16 giugno, il corpo nudo e lo sfogo del padre. Esce fuori un altro macabro dettaglio dell’infanticidio. La bimba sarebbe stata sotterrata nuda, a fingere un abuso, come ulteriore atto d’accusa verso l’ex che a questo punto sbotta: ma quale pazzia e gelosia, dice, Martina è una donna cattiva e sadica, invidiosa del rapporto col padre, denigrato con la bimba.

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17 giugno, l’ultimo interrogatorio. Martina Patti conferma al gip di aver ucciso la figlia da sola nel luogo dove è stata trovata, continuando però ad “accompagnare la sua ricostruzione con molti "non ricordo" sulla dinamica che sembrano pretestuosi" sostiene l’accusa; il giudice Daniela Monaco Crea, però, si riserva di decidere sia sulla convalida del fermo che sull'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare.
Emergono altri raccapriccianti dettagli sulla messinscena. Per avvalorare la tesi del sequestro la donna ha rotto la maniglia interna della sua Fiat 500, dentro la quale l'Arma non trova tracce di sangue: Elena, concludono i magistrati, è stata quindi portata nel campo con la scusa di un gioco e uccisa. No comment dell’avvocato difensore Gabriele Celesti.


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