Giudiziaria Palermo

Non aprite quell'ascensore: il boato e le urla, «Siamo morti?»

Il film horror vissuto dai condomini, a cui è incredibilmente “affidata” l’autogestione dell’impianto

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/01-07-2022/non-aprite-quell-ascensore-il-boato-e-le-urla-siamo-morti-500.jpg Non aprite quell'ascensore: il boato e le urla, «Siamo morti?»

 Palermo - Un vero film horror: la vecchia corda che si spezza, la cabina che cade nel vuoto facendo schizzare il cuore in gola, il boato e le urla, di dolore e di terrore. In pochi secondi si è sfiorata la tragedia annunciata nel palazzone popolare di via Balistrieri, nel cuore di Brancaccio, dove ieri un ascensore è precipitato mentre saliva al 5° piano con tre condomini: marito e moglie, Vincenzo Rizzuto e Salvina Romeo - lui operaio Reset, lei casalinga - e la sorella di lei, che vivono nello stabile insieme ai 5 figli della coppia. "Ho abbracciato mia mamma in una pozza di sangue, mentre urlava aiuto - dice a Repubblica uno di loro, Samuel, che trema ancora al pensiero, con le gocce di sudore sul volto -. Per adesso pensiamo solo a farli uscire dall'ospedale, ma vogliamo verità e giustizia sull'accaduto".

Nel day after dell’assurda disavventura, ancora non è dato sapere cosa sia successo. L'ipotesi ufficiosa più attendibile è che una delle funi d'acciaio abbia ceduto e l'abitacolo sia piombato a terra senza incontrare resistenza. I rilievi dei vigili del fuoco stanno proseguendo anche oggi, tra i rottami; mentre i feriti sono ancora ricoverati, in tre ospedali diversi della città. Rizzuto - costole e spalla rotte, con gravi lesioni alla mascella e difficoltà respiratorie - è stato trasferito dal Buccheri La Ferla al Trauma Center di Villa Sofia, dove subirà alcuni interventi chirurgici; così come la consorte, che ha riportato diverse fratture al petto.

Preoccupano soprattutto le condizioni della cognata, operata d'urgenza al reparto di Ortopedia del Civico: attualmente è in rianimazione. Nessuno, tuttavia, sarebbe in pericolo di vita. Gli altri inquini, spaventati dal tremendo botto, sono subito usciti sui pianerottoli e la scena che gli si è mostrata davanti agli occhi è stata raccapricciante. "La porta dell'ascensore era bloccata - racconta Pietro Perez, il primo ad arrivare al pianterreno -, l'ho tirata a forza, con calci e spallate. Poi davanti a me una scena orribile. Mi chiedevano: siamo morti? ". La moglie Jessica, incinta di 6 mesi, intanto chiamava l'ambulanza "che è arrivata oltre un'ora dopo - denuncia la donna -, è assurdo".

Quel vecchio ascensore montato 10 anni fa, decenni dopo la costruzione del palazzo - sempre capriccioso, traballante e spesso guasto - aveva ripreso a funzionare proprio ieri, dopo essere stato fermo per oltre un mese. Ma l'intervento di manutenzione - rivelato dall'olio rinvenuto sul pavimento del ballatoio e dal quadro elettrico scoperchiato - forse era ancora in corso: degli operai, che secondo i residenti stavano intervenendo, però non c’è più traccia. L'ultimo di una serie infinita di interventi, mai risolutivi: si va su Marte e non si riesce a riparare un ascensore.

"Stiamo verificando tutti i documenti dell'installazione - comunica l'Iacp, l'istituto case popolari -, i nostri tecnici stanno lavorando sia lì che nelle palazzine vicine" che col superbonus si stanno rifacendo il look esterno, ma dentro restano fatiscenti. Sul caso, comunque, indaga anche la polizia. Secondo i rumors condominiali, l'ascensore sarebbe stato sì collaudato ma non ancora messo in servizio perché mai sarebbe stato firmato un regolare contratto con la ditta incaricata della manutenzione. In teoria, dunque, non avrebbe mai dovuto essere utilizzato. Quasi tutti, infatti, preferivano salire le scale a piedi.

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Ma c'è chi ne ha necessità e si fa il segno della croce prima di entrare: "Ho una figlia disabile in carrozzina - afferma Carmela Dibenedetto, che vive lì da oltre 30 anni -. Traballa, si blocca e poi riparte. La manutenzione è lasciata a noi condomini - rivela - ma non sempre riusciamo a organizzarci". Il colmo: ci manca che la colpa dell’accaduto sia attribuita a loro. "La manutenzione è affidata a chi vive qui – conferma don Ugo di Marzo, parroco della chiesa Santa Maria delle Grazie, arrivato davanti al palazzo poco dopo l'incidente -. Sono persone che conosco, una famiglia perbene, di lavoratori". 


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