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Pozzallo, corpi gettati in mare tra preghiere: il video che non mostreremo

Agli atti della Procura di Ragusa le scioccanti immagini girate a bordo del barcone di siriani arrivato una settimana fa

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 Pozzallo - C'è il video girato sul barcone dei 26 siriani sbarcati lunedì scorso a Pozzallo, che consegnano al Mediterraneo 6 corpi, davanti agli occhi dei familiari, tra urla e preghiere di rassegnazione: due bambini di 1 e 2 anni, un ragazzino di 12 e tre donne morti di fame e sete in assenza di soccorsi e nell'indifferenza dei natanti in navigazione. A postare il filmato sconvolgente, rimosso dopo poche ore, è stata la nota attivista per i diritti umani Nawal Soufi. Ragusanews è in possesso del girato ma preferisce mostrarne solo un fermo immagini, per rispetto della dignità umana di quelle persone e per risparmiare ai lettori l'orrore puro che nel XXI secolo accade ancora a due bracciate dalle nostre coste.

In poche decine di secondi, il momento più drammatico di due settimane di naufragio nel Canale: il corpo di una donna gettato in acqua legato a un salvagente e a un giubbottino rosa; poi le grida di strazio, il pianto. «Allah akbar», Dio è grande, dice uno; «La ilaha illa allah», non avrai altro Dio all’infuori di me, ripetono in coro gli altri, che non sapevano per quanto ancora loro stessi avrebbero vissuto. Non si sa se quei corpi siano stati buttati in mare per lo stato di decomposizione o se invece sia stato un ordine dello scafista turco, fermato lo stesso giorno dello sbarco a Pozzallo. La ricostruzione della tragedia è affidata ai magistrati della Procura di Ragusa, che nei prossimi giorni continueranno ad ascoltare le testimonianze dei superstiti.

Venti uomini, 4 donne e due minori tuttora all’interno dell’hotspot adiacente al porto ragusano. Una donna e la sua bambina, soccorsi in mare, sono invece adesso a La Valletta. «Ho rimosso il video perché mancano ancora dei tasselli, ma racconterò tutta la storia e lo pubblicherò nuovamente» dice Nawal, molto conosciuta per il suo attivismo in Sicilia a favore di profughi e rifugiati. E' stata lei ad aver raccontato la fine della piccola Louijn, la bimba di 4 anni partita dal Libano e morta anche lei di sete, una settimana fa, nel tentativo di raggiungere l’Isola. A suo carico ci sono due procedimenti penali per aver procurato illegalmente l’ingresso di stranieri in Italia, ma lei continua la sua battaglia.


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