I femminicidi a Riposto, l'avvocato del suicida: erano due care ragazze
di Redazione
Riposto, Catania – Prima notte in carcere per Luciano Valvo, il 55enne che ieri mattina ha “scortato” Salvatore “Turi” La Motta sul lungomare di Riposto, dove La Motta – ergastolano in permesso premio – ha ucciso la prima delle sue vittime. Due donne, Melina Marino e Santa Castorina. Prima di suicidarsi davanti alla caserma dei carabinieri del paese, La Motta le ha colpite sparando dritto al volto.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intanto, ha chiesto all’Ispettorato generale di avviare urgenti accertamenti preliminari sul permesso concesso all’ergastolano. Gli investigatori stanno esaminando in dettaglio telefoni e soprattutto chat delle vittime. È da lì che i carabinieri di Giarre e del reparto operativo del comando provinciale di Catania, coordinati dalla procura, sperano di tirare fuori elementi utili per ricostruire il quadro delle relazioni fra i tre.
La Motta era fratello di un boss, condanne per omicidi e mafia alle spalle, in prospettiva un ergastolo da scontare, ma specifica il suo legale, “era un detenuto modello”. Per questo era riuscito a ottenere la semilibertà e una licenza premio. Un percorso su cui il ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha chiesto all’Ispettorato generale di avviare urgenti accertamenti. “Lavorava a Riposto, prima in un panificio, poi in una rivendita di formaggi. Durante i due anni di Covid dormiva a casa della sua famiglia, dal 3 gennaio, finita l’emergenza pandemica, rientrava la sera al carcere di Augusta, nel Siracusano”, spiega il suo legale, Antonio Alessi. Ieri era casualmente era al comando mentre i carabinieri battevano il paese alla ricerca di La Motta, entrato subito nella rosa dei sospetti anche grazie alle immagini delle telecamere. E all’avvocato gli investigatori hanno subito chiesto di contattare il suo assistito. “Ho chiamato La Motta utilizzando il viva voce e gli ho detto di costituirsi, di dirmi dove si trovasse e che i carabinieri potevano andare a prenderlo. Lui mi ha risposto ‘sto venendo, vengo io’. È arrivato cinque minuti dopo”, racconta. Ma di fronte alla caserma l’uomo si è presentato con l’arma, una Smith&Wesson cal.38, ancora in pugno, sordo a tutte le intimazioni a metterla giù. “Mi ha chiamato ‘Antonio’, con il mio primo nome i carabinieri gli hanno intimato di posare la pistola, e poi ho sentito lo sparo”, sottolinea l’avvocato. “Mai avrei immagino che potesse accadere tutto questo, non c’è stato nessun segnale pregresso”.
Si lavora per capire quale sia stato il punto di contatto fra il killer e le due donne. Entrambe non sposate, Melina Marino con due figli avuti da una precedente relazione, Santa Castorina sola ma abituata da tempo ad occuparsi per lavoro dei bambini di altri come baby sitter, le due vittime erano totalmente fuori dai radar delle forze dell’ordine. “Avevano qualche piccolo precedente di polizia, ma roba vecchia e nulla di rilevante”, filtra da ambienti investigativi. “Due persone come tante”. Rimane ufficialmente ancora da comprendere dove, quando e perché le loro traiettorie di vita abbiano incrociato quelle dell’assassino. “Un collegamento di certo c’è, ma il quadro non è ancora chiaro”, ripetono da ieri investigatori e inquirenti.
“Non sapevo neanche che si conoscessero”, ha detto stravolto il fratello di Santa Castorina. Il paese è piccolo, le voci si rincorrono. Da subito si è parlato di una relazione fra il killer e almeno una delle due donne, Melina Marino. Nulla di ufficiale o di noto. Ma come entri in questo quadro Santa Castorina non si comprende. Si era forse messa di mezzo, La Motta aveva finito per considerarla un ostacolo?
Il complice dell’omicida è Luciano Valvo. Le telecamere lo hanno inquadrato al volante della sua Golf nera mentre accompagna La Motta sul lungomare di Riposto, quindi lo riprende a bordo subito dopo l’omicidio per riportarlo nel suo quartiere. Poco più di un’ora dopo, il killer si sarebbe presentato in via Roma per colpire Santa Castorina. Ed ecco un altro punto da chiarire: con le due donne La Motta aveva forse un appuntamento o ne conosceva i movimenti? Si sperava che qualcosa dicesse Valvo, ma ieri sera davanti al pm Rocco Liguri ha fatto scena muta.
“Erano due care ragazze”
“Le due donne uccise ieri le conoscevo, era due care ragazze. Non mi ricordo di contatti tra loro o con La Motta. Lui non era sposato e non so se frequentasse qualcuna in particolare, avevo capito che c’era una piccola storia in particolare, ma atteneva alla sua sfera privata e non al nostro rapporto professionale. Ma niente lasciava presagire minimamente quello che è successo”. Lo afferma l’avvocato Antonino Cristofero Alessi, difensore di Salvatore’Turi’ La Motta, l’ergastolano in permesso premio suicida davanti la caserma dei carabinieri, dopo due femminicidi ommessi a Riposto.
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