Giudiziaria Ragusa

Ragusanews ha raccontato la verità. Aliquò querela, il Tribunale assolve

Pm e Gip concordi nel disporre l'archiviazione

Ragusanews ha raccontato la verità. Aliquò querela, il Tribunale assolve

Ragusa - Due distinti pronunciamenti: quello del Pm, prima, che ha chiesto l'archiviazione e quello del Gip Eleonora Schininà, poi, che l'ha disposta. E’ stata archiviata la querela presentata dal Direttore Generale dell'ASP, architetto Angelo Aliquò, nei confronti di Ragusanews.com.

Il Gip, condividendo la richiesta già formulata dal Pm, ha sancito che gli articoli di stampa a firma del giornalista Gabriele Giannone raccontano e descrivono fatti e circostanze veri e riscontrati dalle indagini di polizia giudiziaria. A difendere Ragusanews l’avvocato Riccardo Schininà.

La querela presentata da Angelo Aliquò il 18/09/2020 accusava la testa giornalistica Ragusanews.com “di creare allarme sociale e diffondere una inaccettabile immagine dell’azienda caratterizzata da pressapochismo e improvvisazione", richiamando due articoli che di seguito si linkano: “Covid, anziano si aggrava, Ompa senza rianimazione” e “Tornano i rianimatori all’ospedale Maria Paternò Arezzo”.

Secondo il Direttore Generale Aliquò, gli articoli riportavano “notizie prive di fondamento atte a creare turbamento, allarme e preoccupazione nella popolazione”. Il provvedimento di archiviazione sancisce, invece, che effettivamente "si è riscontrata l'esistenza di difficoltà organizzative nell'approntamento dei servizi atti a curare i pazienti affetti da Covid 19, evidenziate nell'articolo di stampa del quale si discute", e conferma la veridicità della ricostruzione effettuata da Ragusanews circa l'iter ospedaliero dell'anziano vittoriese positivo al Covid e con seri problemi respiratori, intubato e ricoverato all'ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa dopo il tentativo di ricovero presso l'ospedale Umberto I di Siracusa.

Ancora una volta viene dunque riconosciuta dal Tribunale la correttezza del nostro operato e la attendibilità della nostra informazione.

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Nessun commento da parte nostra al provvedimento del Tribunale, ma una indispensabile riflessione sul rapporto tra informazione, Istituzioni e rappresentanti delle stesse e sull'abuso, da parte di questi ultimi, del ricorso ad azioni legali infondate contro gli organi di informazione. Su questo fondamentale argomento, che coinvolge elementi cardine della democrazia e della libertà nel nostro Paese, non si può non constatare che da troppi anni si attende il recepimento, nell’ordinamento giuridico italiano, di un principio di civiltà più volte sancito dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: quello secondo cui, una volta accertata in giudizio la temerarietà della lite, chi ha promosso l’azione deve essere condannato non soltanto alle spese del giudizio, ma anche ad una sanzione pecuniaria proporzionale al risarcimento richiesto al giornalista o al giornale. Per scongiurare il ricorso alle azioni legali finalizzato a intimidire o imbavagliare i cronisti, per allontanare da politici e manager pubblici la tentazione di relegare la stampa al ruolo di vetrina della propria attività e per assicurare che ciascuno svolga la propria funzione di governo, di gestione o di informazione con correttezza e responsabilità.
E, per dirla con le parole di Gianni Molè, senza bavagli!


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