Giudiziaria Enna

Rugolo, il vescovo al telefono: «Ho insabbiato». Il carteggio con la Chiesa

Il processo al prete di Piazza Armerina accusato di abusi, la corrispondenza tra il Vaticano e il modicano Gisana

 Modica - Il vescovo Rosario Gisana (foto), al telefono con don Giuseppe Rugolo, che ammette: «Ho insabbiato questa storia». Il Vaticano, d'accordo con la Congregazione del Clero, che asseconda nel 2019 il trasferimento del sacerdote della sua diocesi in Emilia perché la «condotta dell'allora seminarista è sottratta alla giurisdizione canonica». Nelle duemila e passa pagine di documenti processuali, di cui pubblichiamo uno stralcio delle conversazioni nella prima foto allegata, emerge uno spaccato sociale e religioso sconfortante che fa da cornice al processo in corso a porte chiuse al tribunale di Enna. «Ora il problema non è solo tuo - dice Gisana all’imputato, il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia. Per cui stanno cercando in tutti i modi di accusarmi. Adesso vedremo come poterne uscire». I suoi legali replicano che ha collaborato con i pm fin dal principio.

Rugolo, 40enne, attivissimo nella parrocchia frequentata da adolescenti e bambini, è stato arrestato il 27 aprile scorso a Ferrara, dov’era stato “spostato” dal monsignore originario di Modica dopo le violenze sessuali denunciate da un ragazzo oggi maggiorenne, continuando però a entrare in contatto con i giovani nella sua attività pastorale. Prima del processo civile, la vittima ha tentato senza successo la strada del processo canonico: nelle foto pubblicate c'è anche la corrispondenza e la rassicurante replica della Santa Sede. Quindi si fa coraggio e nel 2020, supportato dalla famiglia, presenta un esposto alla polizia e scrive perfino una lettera al Papa. La terza udienza è fissata per il 23 dicembre. 


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