Giudiziaria L’inchiesta

Sicilia, dati Covid truccati: effetto ghigliottina sulla punta dell’iceberg

Accuse ridotte, indagati a piede libero: meno male che per il gip “il quadro è grave” e rischia di essere inquinato

Accuse ridotte, indagati a piede libero: meno male che per il gip “il quadro è grave” e rischia di essere inquinato

 Palermo – Il trasferimento dell’inchiesta sui dati Covid taroccati da Trapani a Palermo ha prodotto un effetto ghigliottina peggio che il gioco dell’Eredità: i capi d’imputazione sono crollati da 36 a 7. Il gip ha accolto le nuove richieste dei pm del capoluogo e dunque niente più domiciliari per i tre indagati ma la  sospensione dal servizio, al momento per un anno, per la dirigente dell'assessorato alla Salute Maria Letizia Di Liberti e il funzionario Salvatore Cusimano. Non è naturalmente una “pena”, essendo l’indagine tuttora in corso, ma solo una misura contro "il rischio di inquinamento probatorio” che, “sebbene siano stati sequestrati gli apparati informatici in uso agli indagati, non può dirsi scongiurato”. L'ex assessore, Ruggero Razza, resta indagato. "Non si trattava di innocue alterazioni di dati - scrive il giudice - ma di falsificazioni penalmente rilevanti, in quanto finivano per incidere sulla genuinità e attendibilità del dato”.

Fatto sta che da oggi gli unici tre responsabili individuati, di un sistema di connivenze certamente molto più grande, sono a piede libero. "Non si può escludere - continua infatti il gip - che le falsità emerse dalle telefonate ed oggetto di incolpazione provvisoria costituiscano solo la punta dell'iceberg di ripetute falsità, che solo una certosina e laboriosa ricostruzione permetterà di far emergere". “Ininfluenti” i morti spalmati, per determinare la zona rossa; “irrilevanti” i bollettini quotidiani diffusi a titolo informativo, che non sono tecnicamente atti pubblici: nel fascicolo restano i dati alterati inseriti sui form della Piattaforma della sorveglianza integrata, gli unici "utilizzati dalla cabina di regia per la valutazione delle fasce di rischio" la cui manomissione è stata pacificamente ammessa dallo stesso terzetto (che include il tecnico informatico, Emilio Madonia).

Continua il gip: "Riduttivo ed errato, come più volte affermato nelle memorie difensive, sostenere una mera valenza statistica/informativa dei dati aggregati”, cioè di non aver contribuito a sovvertire le valutazioni epidemiologiche soggiacenti al colore, perché i dati erano comunque numericamente corretti nel loro complesso. E allora perché rimischiarli? Ogni giorno, per mesi. E se contagi e ricoveri erano “solo” ridistribuiti in diversi giorni, quelli dei test erano invece spesso aumentati  di sana pianta “in modo da far risultare - recita l'ordinanza - un numero superiore rispetto a quello reale, cercando di garantire una proporzione bassa del numero dei positivi in rapporto ai tamponi effettuati". Al gip quindi "non appaiono giustificabili le scelte di quotidiani aggiustamenti, con modalità rudimentali che non consentivano il rispetto della correttezza e della qualità del dato: molti non venivano trasmessi quotidianamente e finivano, per un tempo indeterminato, in una 'zona grigia' da cui attingere per effettuare scostamenti al rialzo o al ribasso".


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