La cacciata di Merlino e Proietti è uno schiaffo ai fedelissimi di Giorgia Meloni.
di Redazione
Roma – Il ministro della Cultura Alessandro Giuli è stato circa un’ora a Palazzo Chigi. Verso le 15.15, dopo aver lasciato il Collegio romano, è arrivato nella sede del governo, pochi minuti prima della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro del colloquio con la premier ci sarebbe la decisione del titolare della Cultura di azzerare i vertici del proprio staff, licenziando Emanuele Merlino – responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di strettissima fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – ed Elena Proietti, segretaria particolare del ministro. Entrambi i decreti di revoca, secondo quanto riferisce il ministero della Cultura, sono stati firmati e bollinati. In serata era previsto che Giuli volasse Bruxelles, dove oggi e domani si terrà un Consiglio dei ministri della Cultura Ue: la trasferta è saltata. Ufficialmente a causa dello sciopero degli aerei oggi in Italia, domani in Belgio. In realtà, fino alla tarda mattinata, nonostante i disagi già annunciati, il viaggio istituzionale era confermato. Più probabile, quindi, che il colloquio con la presidente del Consiglio abbia causato un cambio di programma.
Riguardo all’incontro, fonti di palazzo Chigi fanno sapere che il ministro Giuli ha chiesto e ottenuto di incontrare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo.
Negli ultimi giorni – si sottolinea – si sono susseguite voci e ricostruzioni giornalistiche volte a mettere in discussione la credibilità dell’operato dell’esecutivo, facendo leva su presunte divergenze di opinione tra il ministro Giuli, la presidente del Consiglio e altri esponenti del governo, ricostruzioni prive di fondamento. Nel corso dell’incontro, il ministro Giuli ha espresso la propria gratitudine nei confronti della presidente del Consiglio, confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo.
L’incontro, viene spiegato, ha consentito di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento. Il ministro ha inoltre illustrato le attività svolte e la programmazione in corso. Da parte della presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l’Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale.
L’ira di Fratelli d’Italia: “Vuole farsi cacciare?”
La rabbia dei vertici di Fratelli d’Italia — appena leggono la notizia — corre via chat: «Ma davvero lo ha fatto? Si vuole far cacciare? Ormai ha troppi nemici». Il partito e Palazzo Chigi erano a conoscenza delle tensioni al ministero della Cultura da almeno tre giorni. Tuttavia speravano in una ricucitura in extremis — senza eco — soprattutto tra Alessandro Giuli e Emanuele Merlino, molto stimato dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ma anche dalla premier Giorgia Meloni. La scelta del ministro di «andare dritto», avvisando solo Arianna Meloni a decreti di licenziamento già sul tavolo, ha lasciato perplesso il corpaccione di FdI, e non solo.
Il caso Biennale
Tornando all’azzeramento dei vertici dello staff, il piano si era inclinato da tempo. Anzi, chi conosce i protagonisti giura che non sia mai stato stabile. È un nome a pesare davvero nel repulisti: quello di Merlino, ormai ex capo della segreteria tecnica. Al di là delle ragioni – tutte ufficiose – che hanno portato il ministro della Cultura ad accompagnare alla porta Merlino, a colpire è un dato politico: la cacciata del capo della segreteria è uno schiaffo ai vertici del partito di Giorgia Meloni. Dietro, ci sarebbero anche gli strascichi della vicenda Biennale. L’ex presidente del Maxxi non si è sentito sostenuto nella battaglia contro il padiglione russo voluto dal presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco. I fatti: Fazzolari è intervenuto due volte con una dichiarazione pubblica contro la gestione dell’istituzione lagunare. Qui le versioni divergono: secondo fonti parlamentari di FdI, il comunicato di sabato scorso sarebbe stato un tentativo in extremis di convincere Giuli, già intenzionato a liberarsi di Merlino, a non andare fino in fondo. Chi è vicino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, invece, assicura che l’appoggio garantito al ministro sulla Biennale fosse incondizionato: Fazzolari, del resto, si è sempre speso con la massima convinzione per la causa ucraina.
Il mancato finanziamento al docufilm su Regeni
Il resto è una storia di frustrazioni e rapporti sfilacciati. L’ex giornalista del Foglio, racconta chi lavora al suo fianco, è insoddisfatto, nel complesso, del funzionamento – o meglio malfunzionamento – del ministero. Ed è convinto che Merlino (in maniera secondaria Proietti) abbiano contribuito a ingolfare la macchina. Giuli, oltretutto, ha sempre sofferto l’ombra ingombrante del capo-segreteria. Appena entrato al Collegio romano, nell’autunno 2024, il neo-ministro ha subito capito quale rilevanza avesse al Mic l’ex responsabile Cultura di FdI nel Lazio, collaboratore del Centro studi di Fazzolari: in fondo si è sempre sentito controllato. La storia dei fondi negati al docufilm su Giulio Regeni – Tutto il male del mondo – è solo l’ultimo incidente. L’ennesimo caso in cui il ministro della Cultura non si è sentito “padrone a casa sua”. Il capo della segreteria avrebbe saputo e non avrebbe detto. E poi, benzina sul fuoco: la vicinanza di Merlino a Carlo Prosperi, braccio destro del presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone, al quale le voci di palazzo attribuiscono più di un’invasione di campo nelle competenze del ministero.
Arianna Meloni minimizza: “Un caso sul niente”
Questo lo stato, tutt’altro che roseo, dei rapporti nel partito. E si comprende perché Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di via della Scrofa, provi a minimizzare l’accaduto. “Un caso sul niente”, dice la sorella della premier da Andria. Anzi: “Una dinamica naturale che un ministro possa scegliere o meno il proprio collaboratore, sinceramente non vedo la notizia come al solito c’è chi parla di risultati, di risposte e chi invece fa gossip, basso chiacchiericcio”.
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