Poteva essere una strage.
di Redazione
Scicli – La prospettiva, la notizia di una amministratrice di sostegno che avrebbe deciso per lui delle sue finanze gli ha prefigurato un orizzonte insostenibile. Quello della perdita della libertà.
Lo aveva annunciato Vittorio Tasca, 86 anni, sciclitano, separato e padre di due figli. Aveva annunciato che la fine sarebbe arrivata non solo per lui ma anche per tutti i condomini del palazzo in cui abitava, in via dei Miracoli.
E il miracolo si è verificato oggi, quando grazie alla prontezza degli inquilini, dei carabinieri, dei vigili del fuoco, si è evitata una strage.
Da due anni Vittorio Tasca, in cura psichiatrica discontinua per sua volontà, aveva deciso di rendere la vita impossibile ai condomini suoi vicini di casa. Una attività molesta di chiassi notturni, spari e rumori legata alla sua condizione di malato psichico.
I condomini hanno percorso tutte le strade istituzionali e di legge possibili per chiedere un intervento dell’autorità giudiziaria a tutela di questa persona fragile e del loro diritto alla pubblica quiete.
Il provvedimento è arrivato dopo due anni, il 3 di aprile dell’anno di grazia 2026.
Dopo che il caso era diventato facile momento di esibizionismo per operatori dell’informazione che avevano trovato il loro palcoscenico circense, dopo che Vittorio, un passato di fotografo a Scicli, di lavoratore in una attività casearia a Firenze, era diventato un personaggio nazionale, il cui ego malato veniva nutrito dall’attenzione mediatica quotidiana.
Quando i condomini hanno compreso che la pubblica denuncia non sarebbe servita a ottenere un provvedimento dell’autorità giudiziaria a tutela di questa persona con disagio psichico importante, le Tv hanno cercato infine le comparse: i finti vicini di casa, i finti parenti, i finti disposti a commentare, ad avere i loro cinque minuti di notorietà su Rai Uno, a Canale 5.
Stamani Vittorio Tasca ha annunciato con un manifesto di insulti alle donne che abitano il condominio la sua escalation finale.
Si era fatto recapitare a casa, già da qualche giorno, una bombola di gas suppletiva rispetto a quella in dotazione alla sua cucina.
Ha aperto il gas nel tentativo di far saltare il palazzo in aria, ha armeggiato con una corda per impiccarsi, infine ha ingerito candeggina.
Carabinieri e vigili del fuoco con coraggio, dopo aver staccato l’erogazione elettrica nel palazzo, hanno sfondato la porta della sua casa, lo hanno trovato agonizzante in bagno, lo hanno trasportato in ospedale dove è morto per problemi respiratori.
Poteva essere una strage.
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