Uno scritto di Giuseppe Pitrolo
di Giuseppe Pitrolo
Una scrittura ridondante, metaforica, barocca, letteratissima e, allo stesso tempo, ironica, consapevole, “bemollizzata”. Una narrazione ellittica, novecentesca, oscillante – cosinianamente – fra monologo interiore e soliloquio.
Una storia che – nell’iperbolica Sicilia ed estate del 1946 – coniugava i grandi temi praziani del Romanticismo e del Decadentismo (l’amore, la malattia, la morte, la ricerca “atea e tremante” di Dio, la quete del “minuto d’oro”) con altri tipici della fine del Novecento (la memoria come sogno, la “letteratura come menzogna”, ficciòn, salvezza) e di Bufalino (la “sicilitudine”, “l’isolitudine”).
Un autore esordiente controvoglia a sessant’anni.
Questi furono i fondamentali elementi che fecero di Diceria dell’untore, e di Gesualdo Bufalino, il caso letterario del 1981.
Dopo il memorabile (e memorioso) debutto forse sarebbe stato facile (e da superficiali) ritenere che B. non avesse più niente da pubblicare: che fosse il solito autore unius libri.
Ma (per nostra fortuna) non andò così.
Infatti B. prima “svuotò i cassetti” di quanto aveva scritto nei decenni precedenti: nel 1982 ecco le poesie de L’amaro miele, scritte quasi tutte fra il 1944 ed il 1954; poi le elegantissime prose di Museo d’ombre (in gran parte già pubblicate in Comiso viva, del 1976); quindi il “Dizionario dei personaggi di romanzo”, che raccoglie le schede dedicate in tanti anni dal B. lettore onnivoro e borgesiano bibliotecario di Babele ai protagonisti della narrativa mondiale.
Inoltre pubblicò le tante traduzioni, su cui aveva lavorato dagli anni Cinquanta (citiamo qui solo quella, isometrica, dei Fiori del male).
Contemporaneamente, incominciò a scrivere nuovi testi: articoli di giornale, come ad esempio Gli scacchi di Borges (marzo 1981) o Sperimentiamo la virtù del silenzio (aprile 1982), ma anche racconti: ad esempio L’uomo invaso (agosto 1983).
E, infine, iniziò un nuovo romanzo, cominciato nel Novembre del 1982 e pubblicato nel 1984: Argo il cieco ovvero i sogni della memoria.
Ricordiamo qui ai più giovani che fino al 1996 B. scriverà e pubblicherà altri romanzi (Le menzogne della notte, 1988; Tommaso il fotografo cieco, 1996,…), racconti (L’uomo invaso, 1986) raccolte di saggi (Cere perse, 1985,…), aforismi (Il malpensante, 1987,…), “sicilianerie” (Il fiele ibleo, 1995),… che gli hanno fatto ottenere un rilievo da ossimorico “classico contemporaneo”.
In B., difatti, un nucleo di autentico “strazio” veniva riscattato dalla “retorica” dello stile: letteratissimo, metaforico, ossimorico, barocco: bufaliniano. B. infatti aveva creato un tono originale e inconfondibile: sentimentale e ironico, artificioso e disperato, ingenuo e erudito, eccessivo ed elegante: ovvero ciò che Nunzio Zago ha definito “il tono Bufalino” (1987), “alludendo alla cifra inconfondibile dello stile, sempre in equilibrio fra pena e artificio, verità e leggenda, realismo e cal-ligrafia”.
Bufalino – che aveva veramente letto e visto e ascoltato tutti i libri e tutti i film e tutti i dischi – trasvolava, con rapidità e leggerezza calviniane, da Proust a Buster Keaton, da Charlie Parker a Klee, approdando naturaliter alla Metafora e ad un’Intertestualità “multimediale”, che è, fra l’altro, una delle marche distintive del Postmoderno.
E il corpus bufaliniano – compatto, organico e coerente – si potrebbe leggere, a miglior diritto rispetto a quello di altri scrittori, come un unico Macrotesto, con rimandi continui da un romanzo ad un altro, da un saggio ad un racconto, da una poesia ad un aforisma: affermava B.: “accanto ai miei romanzi io metto nella stessa altezza le mie poesie, i miei saggi, i miei aforismi, i miei scritti d’ogni genere, perché li considero capitoli di un’unica e sfaccettata e tautologica prosopopea”.
A chi lo accusava di non essere un autore impegnato, più di 25 anni fa B. rispondeva “Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart”.
Sulla “Repubblica” del 9 novembre 2010 leggiamo: “Per sconfiggere il crimine basta ascoltare Mozart: l’esperimento nella città di Christchurch (Nuova Zelanda): gli altoparlanti diffondono le sinfonie e i reati spariscono. Nell’ottobre 2008 gli agenti avevano rilevato 77 illegalità a settimana. Sono diventate solo due nello stesso periodo di quest’anno”.
Grazie, Wolfang.
Grazie, Dino: leggendo Bufalino abbiamo imparato a non rubare …
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