Un personaggio carismatico? Una contraddizione in termini? Uno storico smemorato?
di Un Uomo Libero.
Madrid – La notizia che in questi giorni ha fatto il giro del mondo riguarda la morte “annunciata” del Presidente della “Repubblica bolivariana del Venezuela” Hugo Chavez. Battuta da tutte le agenzie, ha provocato non solo nell’America Latina ma in tutto il mondo una ridda di commenti e di ipotesi, ha suscitato brindisi e lacrime. Anche e soprattutto in Italia ha destato molto interesse, tenendo presente che il popolo venezuelano per un’altissima percentuale è di origine italiana.
Chi è stato Hugo Chavez, dunque?
Un personaggio carismatico? Una contraddizione in termini? Uno storico smemorato? O semplicemente un piccolo e rozzo dittatore che volle costruire la sua traiettoria politica facendo leva su un populismo di bassa lega?
Hugo Chavez è stato un po’ di tutto questo. Lui amava definirsi “un eroe bolivariano” mutuando da Simone Bolívar, “el libertador” e “l’Americano” per eccellenza, alcuni dei principi che avrebbero ispirato la sua politica nazionale e internazionale.
Personaggio complicato e complesso, il Bolivar della Storia fu un miscuglio di liberalismo e conservatorismo. Dopo il Congresso di Angostura, questi principi trovano in lui l’espressione più alta con l’emanazione della “Costituzione” e con l’auto proclamazione a “Libertador-Presidente” nel 1828. Idealista visionario, imbevuto di classicismo, Simone Bolívar proprio a Roma, a Monte Sacro, nel giorno di ferragosto del 1805 giura di riscattare la sua patria da ogni imperialismo oppressore votandosi alla causa rivoluzionaria.
Marx bollerà senza appello la sua auto proclamazione a “Dittatore e liberatore delle Province americane” e il culto della personalità che lui aveva sapientemente costruito e poi pazientemente alimentato.
Hugo Chavez ha voluto emulare le grandi gesta del suo predecessore senza averne, però, né la cultura né la sapienza, né la fine strategia politica.
Lo ha fatto copiando il peggio del suo modello nazionale e dei suoi modelli storici contemporanei di riferimento (uno per tutti Fidel Castro), spesso confondendo la destra con la sinistra, il liberalismo con il comunismo, la religione con l’etica di partito.
La verità è che tutta l’area caraibica oggi si scopre sorprendentemente squilibrata e dimessa, priva di una voce arrogante che ebbe forse l’unico merito di tener testa al gigante statunitense con l’insolenza e la petulanza del piccolo “sudaka”, cresciuto nelle favelas del suo povero e sconfinato Sud.
Chi, come me, ha seguito le vicende del Venezuela da un osservatorio europeo privilegiato, Madrid, la capitale spagnola, sa che è questo l’unico vero merito di Chavez. Non ce ne sono altri.
Dopo aver tentato invano di conquistare, da militare, il potere con un golpe nel lontano 1992, nel nome di una pseudo rivoluzione molto astutamente il Nostro vi riuscì nel 1999 servendosi di un referendum popolare che produsse una nuova Costituzione. Assunse poi la paternità di accordi, iniziative e strategie che già altri avevano avviato, concluso o siglato. Il malcontento popolare, lo stato d’indigenza e di povertà generalizzato e un indice bassissimo di scolarità furono i detonatori che mossero la sua mano.
In tutti i sensi.
I populismi di solito nascono in momenti di alta tensione delle masse e di crisi delle democrazie. Sono la febbre provocata da metastasi che prima lentamente hanno divorato le coscienze con la corruzione, l’alterazione delle regole e la soppressione delle tutele, lo svilimento della morale civile e del senso della “polis”.
Tutto questo avvenne nel Venezuela di Chavez, dove il potere fu consolidato con leggi “porcellum” e la Magistratura indipendente messa al palo, sostituita da uomini comprati o collusi. Uno stato in cui le regole democratiche furono violate e riscritte per garantire un’impunità e un’eternità all’unico potere riconosciuto e possibile: la forza della propaganda che generò violenza, solo violenza.
E’ vero che l’ordine pubblico fu in parte ristabilito durante il “fascismo rosso” (così lo chiamo io) di Chavez. Com’è vero che il popolo, unico detentore della volontà politica in quanto “demos”, fu “usato” e irretito demagogicamente con elemosine di Stato.
Fascismo rosso, però, e nient’altro!
Chavez, ignorante com’era, non aveva né ebbe mai l’umiltà di fare un vero e proprio esame di coscienza. Se lo avesse fatto, avrebbe sicuramente evitato di dire tante castronerie nella sua vita.
Le cancellerie europee oggi hanno commentato tiepidamente o con forte ritardo la sua scomparsa.
La vecchia Europa fingeva di sorridere o, meglio, di non accorgersi delle sue cadute di stile sia perché aveva bisogno del petrolio venezuelano sia perché Chavez è stato un buon cliente che pagava armi con moneta sonante.
Rimarrà nella Storia (ma fu il tormentone di tutta un’estate) il pubblico rimprovero del re di Spagna Juan Carlos durante la famosa “cumbre” dei Paesi del Latino America, una specie di Mercato Comune Sudamericano: “Porqué no te callas?”. In quell’occasione ho potuto constatare in diretta televisiva la pochezza dell’uomo politico che, bacchettato come un ragazzino dal maestro-monarca, non poté fare altro che tacere e tacere per tutto il tempo del meeting.
Emilio Cárdenas, columnist del prestigioso giornale argentino “La Nación”, si chiede quanto possa durare nel tempo l’eredità ideologica di Chavez, succube della figura, del pensiero e della personalità di un Fidel; eredità ideologica responsabile di aver annientato qualsiasi libertà di stampa, di espressione e di opinione nella sua patria.
Chavez lascia due figli spirituali in lacrime: Evo Morales, quinto Presidente della Repubblica di Bolivia e Rafael Vicente Correa Delgado, Presidente della Repubblica de Ecuador. E un’antica compagna di lotta in gramaglie: Cristina Fernández de Kirchner, attuale Presidentessa dell’Argentina (che è stata forse tra i Capi di Stato sudamericani più vicini a Chavez). Pronuncerà, infatti, lei l’elogio funebre domani, venerdì, nel corso dei funerali di Stato.
E’ stata proprio Cristina, che in un twitter, appresa la notizia della morte di Chavez, ha così subito scritto:
“Il comandante Chavez, il compagno e amico, fa parte ormai della Storia. Uomini come Lui non muoiono, si seminano.”
Sì, esattamente come fece Cadmo con i denti del mostro a Tebe.
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