Una mostra in omaggio al Papa
di Redazione
Roma – “Lo splendore della verità, la bellezza della carità” è il titolo della mostra in onore di Benedetto XVI per i 60 anni di sacerdozio.
Sessanta anni, sessanta artisti: tanti sono gli autori, di levatura internazionale, che firmano questa esposizione poliedrica (pittura, scultura, architettura, fotografia, letteratura e poesia, musica, cinema, oreficeria), che sarà ospitata nell’Aula Paolo VI del Vaticano. A inaugurarla sarà il Papa stesso, il 4 luglio, alla presenza degli artisti, continuando il dialogo iniziato in Sistina a novembre 2009. Tanti i nomi italiani, e diversi gli artisti già noti in Vaticano per aver prestato la loro opera in diverse occasioni. Tra di loro gli scultori Arnaldo Pomodoro e Giuseppe Ducrot, l’architetto Paolo Portoghesi, il mosaicista Marco Rupnik, gli orafi della Casa Pontificia Piero e Claudio Savi, il musicista Leandro Espinosa, il cardinale Domenico Bartolucci, già direttore della Cappella Sistina, e monsignor Valentin Miserachs, preside del Pontificio istituto di musica sacra, la russa Natalia Tsarkovam ritrattista di Papi e cardinali, Simona Weller, artista che unisce pittura e scrittura e che ha realizzato il disegno del retro della Medaglia ufficiale del V anno di Pontificato di Benedetto XVI (il primo a riceverla in dono è stato il presidente americano Barack Obama nel corso della sua visita in Vaticano).
Presenti anche due artisti al centro di recenti polemiche “ecclesiastiche”: lo scultore greco Jannis Kounellis, di cui ha fatto scalpore la porta realizzata per l’Orto dei monaci di Santa Croce in Gerusalemme (Roma), e Oliviero Rainaldi, l’autore della statua di Giovanni Paolo II in piazza dei Cinquecento, antistante la stazione Termini a Roma. L’iniziativa è stata presentata questa mattina dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura e principale promotore, e da monsignor Pasquale Iacobone, responsabile del dipartimento “Arte e fede” del dicastero. Interrogato sulla statua di Wojtyla, il porporato ha preso nuovamente le distanze: “Non dovevamo, come dicastero vaticano, dare un’autorizzazione, ma un parere estetico teologico formulato sulla base di documentazione previa. Ebbene una prima documentazione non ci aveva convinto e avevamo dato un parere negativo, condiviso dal Comune di Roma, sul secondo bozzetto abbiamo dato un parere positivo”. Ma “non abbiamo partecipato alla fusione dell’opera, come qualcuno ha scritto” ha precisato.
L’Esposizione sarà inaugurata dal Papa nella mattinata di lunedì 4 luglio, in forma strettamente riservata agli artisti coinvolti. Nel pomeriggio dello stesso giorno si terrà l’inaugurazione pubblica, su invito. La mostra sarà aperta al pubblico dal 5 luglio al 4 settembre 2011, dal lunedì al sabato (orario 10 – 19). “La rilevanza di questa occasione – si legge in una nota – è data anche dal significato che essa assume per il dialogo tra la Chiesa e gli artisti, come pure dalla presenza in contemporanea di artisti di chiara fama e appartenenti alle diverse aree di espressione, che si cimentano con un tema di grande profondità e valenza spirituale, in cui si rispecchiano i motivi cari al Pontefice”. Variegati il parterre e le storie degli artisti. Dallo scultore giapponese Kengiro Azuma, entrato nella Marina a 17 anni come pilota-kamikaze e approdato all’arte alla fine della II Guerra mondiale, alla scultura etnica del ghanese El Anatsui, alle sagome di legno di Mario Ceroli, all’Himalaya del giovane Luigi Fieni, alle opere di sacerdoti-artisti come Tito Amodei o il brasiliano Sidival Fila, José Tolentino Mendonça.
Pittura e scultura saranno rappresentate anche dal messicano Guastavo Aceves, che lavora su grandi superfici, dall’astrattista Agostino Bonalumi, Pedro Cano, Francesca Cataldi, lo svizzero Max Cole, Laura Cretara, Dominique Lomeré, Carlo Nangeroni, Mimmo Paladino, Tullio Pericoli, Pietro Pizzi Cannella, Omar Galliani, Giuliano Giuliani, Piero Guccione, Pierluigi Isola, Ettore Spalletti, Guido Strazza, Giuseppe Zigaina. Spazio anche alle installazioni e video-arte del tedesco Christoph Brech e di Matthias Scheller, alla regia di Pupi Avati, e alla fotografia: tra le firme quella di Gianni Berengo Gardin, di cui resta indimenticabile lo scatto dell’auto in riva al mare (Gran Bretagna, 1977), Jackie Nickerson, Claudia Henzler, Mimmo Jodice. Tra gli architetti nomi come Mario Botta, Santiago Calatrava, Imre Makovecz, Oscar Niemeyer, Renzo Piano. Ben rappresentata l’arte orafa, con la fiorentina Anna Bini, Giulio Manfredi, il maestro di bottega Aurelio Mortet, Fausto Maria Franchi, e Guido Veroi. Spazio infine a poesia e scrittura – con Roberto Mussapi, Luca Doninelli e Davide Rondoni – e alla musica. Ai grandi compositori di tradizione vaticana, come Bartolucci e Miserachs, si affiancano lo scozzese James MacMillan, Ennio Morricone e Arvo Pärt.
Il quadro di Piero Guccione
Il quadro di Guccione in mostra dal 4 luglio in Vaticano sarà “Da Pontormo, particolare della Crocifissione” (fotocolor a sinistra di Gianni Mania).
60 anni di sacerdozio, 60 artisti
Un artista, ciascuno con un suo omaggio, per ogni anno di sacerdozio di Papa Ratzinger. Saranno 60 i pittori, scultori, architetti, fotografi, scrittori, musicisti, registi e persino orefici, che dal 4 luglio esporranno in Vaticano loro opere in omaggio di Benedetto XVI nei suoi 60 anni dall’ordinazione sacerdotale. Tra loro, nomi come il brasiliano Oscar Niemeyer, ultracentenario maestro dell’architettura, lo spagnolo Santiago Calatrava, lo svizzero Mario Botta, il greco Jannis Kounellis, gli italiani Ennio Morricone, Renzo Piano, Pupi Avati, Tullio Pericoli, Mimmo Paladino, Mario Ceroli, Paolo Portoghesi, Arnaldo Pomodoro.
Il 4 luglio, nell’atrio dell’Aula Paolo VI, sarà lo stesso Benedetto XVI, che pochi giorni prima, il 29 giugno, avrà festeggiato i 60 anni di sacerdozio, a inaugurare la mostra “Lo splendore della verità, la bellezza della carità” e a intrattenersi con gli artisti, sulla scia dell’incontro del 21 novembre 2009 nella Cappella Sistina, anch’esso promosso come questo nuovo evento dal Pontificio Consiglio della Cultura.
“Vogliamo approfondire la ricerca di un dialogo che si è interrotto, quello tra arte e fede, che insieme in passato hanno prodotto grandi capolavori ma le cui strade da tempo si sono divaricate”, ha spiegato il cardinale presidente Gianfranco Ravasi, incontrando i giornalisti nella sala stampa vaticana alla presenza anche di alcuni degli artisti invitati. “La liturgia è andata da una parte – ha proseguito -, mentre l’arte contemporanea ha intrapreso percorsi anche sconcertanti, fino a diventare persino blasfema. Si tratta però di un dialogo necessario, vista la parentela di questi due aspetti dell’animo umano che, su strade diverse, tendono entrambi all’infinito”.
Ravasi ha citato, ad esempio, Andy Warhol, che in camera aveva un crocifisso sotto cui accendeva sempre candele, o Lucio Fontana, che descriveva i suoi “tagli” come “spiragli sull’assoluto”. La Chiesa, dunque, come nei secoli trascorsi, vuole tornare a esse promotrice di lavori artistici, anche – ha spiegato il “ministro” vaticano della Cultura – “rimettendo in contatto arte e liturgia”, con un “recupero del passato”. L’aspetto “problematico” della mostra, che resterà aperta al pubblico dal 5 luglio al 4 settembre, è stato la selezione degli artisti, di levatura internazionale e rappresentanti di “tutte le Muse”, una scelta “affrettata, visti i tempi limitati per presentare le opere, quindi più emblematica che definitoria, per forza restrittiva”, ha detto Ravasi con riferimento alle lamentele di chi si è sentito escluso. “Ogni autore si considera insostituibile nel panorama dell’arte – ha ironizzato – e non paragonabile con gli altri”.
Ci sarà comunque quell’Oliviero Rainaldi, la cui statua in bronzo di Wojtyla alla Stazione Termini ha suscitato tante polemiche. Tra gli altri italiani, Omar Galliani, Piero Guccione, Mimmo Jodice, Giuseppe Zigaina,, il fotografo Gianni Berengo Gardin, gli scrittori Roberto Mussapi, Luca Doninelli, Davide Rondoni. A ogni artista invitato, da febbraio, oltre al tema della mostra sono stati inviati testi del Papa che potessero essere d’ispirazione: molti hanno realizzato opere per l’occasione, altri hanno inviato pezzi del loro repertorio che potessero comunque rappresentare un omaggio al Pontefice. Ci saranno, quindi, oltre a pitture e sculture, ha spiegato mons. Pasquale Iacobone, capo del dipartimento “Arte e fede” del Pontificio Consiglio, fotografie, plastici architettonici, spartiti musicali, manoscritti di poeti e scrittori dedicati al Papa, video come quello che sta realizzando Pupi Avati.
Lo spartito esposto da Ennio Morricone, ispirato alla Via Crucis, è addirittura a forma di croce, con una parte scritta in orizzontale e un’altra in verticale. Il grande Oscar Niemeyer, ancora attivo nonostante i suoi 103 anni, ha mandato il modello del campanile della nuova cattedrale di Belo Horizonte, ora in costruzione, “perché voleva che il Papa lo vedesse”, ha sottolineato Ravasi, che personalmente lo ha voluto nella mostra.

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