Non c'è colore che metta d'accordo
di Franca Antoci
Ragusa – «Una facciata rossa, una gialla e…fortuna che l’edificio non ha altre facciate».
A Ibla in nome della rivitalizzazione balconi e case sono stati invasi da infissi in alluminio mentre il cemento ha coperto pezzi di storia frantumati sotto il piccone della vivibilità. Lo stesso che ha demolito il boschetto del giardino ibleo e che lascia attoniti davanti agli interventi di largo San Paolo. Il palazzo rosso e la torre di mattoni rossi del convento del Gesù hanno spinto le pietre ad urlare «lasciate morire in pace».
Difficile trovare parole per il ripristino del Portale di San Giorgio il cui spazio verde è stato sommerso da pregevole pietra locale e la cui resistenza alle intemperie è stata consacrata da una pensilina che l’on. Vittorio Sgarbi ha definito «oscena». E’ sicuramente un complimento. Ma forse è un errore pensare alla rimozione della pensilina. In nome della tutela dei beni architettonici bisognerebbe invece attrezzare adeguatamente il Colosseo che con tutti quei buchi potrebbe accogliere comodi infissi: evitano infiltrazioni e proteggono dall’umidità.
Intanto Ibla, centro storico dove affondano le radici origini e cultura del capoluogo, diventa multicolore. E non c’è colore che metta d’accordo. Chi ama l’azzurro contesta il rosso mentre, nel dubbio, il giallo paglierino approfitta della confusione e avanza. Qualcuno, da qualche parte, ha inventato il piano colore. Una legge che a Ragusa non vige. Qui, per approvare il piano regolatore generale è necessario l’intervento del commissario ad acta. E per il piano colore? E’ meglio Arlecchino di Pulcinella. Così tra il bianco e nero vince l’arcobaleno. Include tutti i colori. Si chiama par condicio. E l’Unesco? Include Ibla nel suo patrimonio e tenta di tutelare i beni dell’umanità. Ma dall’umanità chi li tutela?


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